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foto, lettere, diari, poesie, racconti, ricette

Nibie nostrane

Posted by on Dic 8, 2015 in Diario, la cucina | 0 comments

“Nibie nostrane” sono le nebbie di casa nostra, le nebbie della bassa padovana, che si vedono spesso in questa stagione, nel passaggio che va dall’autunno all’inverno. Arrivano perché sono favorite dalle condizioni climatiche e possono comparire già dal mattino presto. Vedi il vapore che si alza dalla terra, una densa coltre bianca che piano piano avvolge tutto d’intorno e poi rimane lì ferma a creare uno strato di velo dove i colori sbiadiscono si annacquano perdono la brillantezza e sembrano dilatarsi d’intorno proprio come nei quadri di certi pittori.

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Due gocce d’oro

Posted by on Lug 15, 2015 in Diario, Il brolo, La casa | 0 comments

L’estate è la stagione dei frutti che si vedono dappertutto, il grano seminato in autunno adesso è maturo e viene raccolto, trebbiato (vuol dire separato dalla spiga) e messo nei granai, così nell’orto gli ortaggi che poi vengono raccolti ed anche i frutti del frutteto. Giungono anche loro a maturazione sugli alberi e vengono raccolti e diceva un vecchio detto “ogni fruto ga ea so stagion” di certo l’estate è quella che ne offre di più.

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Ea mare de san Piero

Posted by on Giu 30, 2015 in Diario, La casa, Le camere | 0 comments

Ea mare di san Piero”, “la madre di san Pietro”, è il titolo di una antica leggenda legata ad eventi burrascosi che capitano di frequente a ridosso del giorno della festività dei santi Pietro e Paolo, il 29 di giugno.

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Pene, penoti e piume sul capel

Posted by on Giu 11, 2015 in Ricette del Dogado | 0 comments

ene sta per penne tanto per non essere fraintesi e siccome scriviamo ricette le penne sono quelle che coprono il corpo della stragrande maggioranza degli uccelli, siano essi di cortile, palude o volatili in genere; i penoti sono le piume e sono quelle penne più piccole che aiutano a riscaldare il corpo dei pennuti, in special modo quelli che vivono a contatto con l’acqua, sempre fresca, almeno nelle stagioni fredde, tra questi si ricordano volentieri le oche, le anatre, le beccacce, che certe volte sono entrate a far parte della vita delle corti perché allevate volentieri assieme a pollame e conigli. Pene, penoti e piume sul capel è un modo di dire tipico del Veneto, viene detto in diverse circostanze ma tutte accomunate dall’ilare intento di burlare l’avventore che si dichiara di rango elevato, l’altezzoso viene così riportato alla realtà.

“Penoti” oltre ad essere le piume dei pennuti è quell’aspetto ruvido che notiamo nella nostra pelle quando abbiamo freddo, infatti si dice “go ea pee de oca”, “ho la pelle d’oca”, per affermare che sto provando freddo o che sono stato colto da una forte emozione. Con gli stessi “penoti” soprattutto quelli delle oche, diversi anni fa, si riempivano delle grandi sacche di stoffa, poi venivano cucite in grandi quadri per impedirne il disordine quando si spostava la sacca e sono nati così i piumoni che facevano e fanno tanto caldo sia nei letti che nei cappotti durante i periodi invernali. Ecco che ogni volta che si spiumava una oca si tenevano da parte le piume più piccole perché poi servivano a questo scopo.

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Fritto, frittate, frittelle

Posted by on Mag 15, 2015 in Ricette del Dogado | 0 comments

 D  alla fondazione di Venezia, sulle barene (isolotti di sabbia e calcare formati dalle sedimentazioni portate dai fiumi che sfociano sul mare Adriatico) vi trovarono rifugio le persone scappate dalle devastazioni di Altino, Treviso, Padova, Este, per opera delle popolazioni guerriere dell’est Europa. Subito dovettero fare i conti con il cibo che potevano fornire la laguna che era piena di pesce e di uccelli migratori, il sale prodotto nelle saline e gli ortaggi ottenuti in queste terre emerse. Alcuni anni dopo la sua fondazione le persone si trasferirono dall’isola di Torcello, troppo piccola, ad una zona più estesa che oggi chiamiamo Castello e poi nella zona di Rivo Alto, poi chiamato Rialto. Nelle zone di terraferma più vicine a loro, i veneziani poterono coltivare dei cereali e la vite. Quindi il pesce pescato veniva servito sulle mense dei veneti in abbondanza e sin dal loro primo insediamento urbano avvenuto nell’isola di Torcello era il piatto principale della dieta di questi poveri pescatori. 

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Il riso nasce sull’acqua

Posted by on Mag 3, 2015 in Ricette del Dogado | 0 comments

“El riso nase su l’acqua ma el more sul vin” certe volte basta un vecchio detto per stabilire quali erano le finalità e gli scopi della cucina della Repubblica Serenissima. Un territorio che partiva da Venezia e arrivava al Polesine a sud e fino ad Aquileia a nord e si allungava fino a raggiungere Bergamo ad ovest e poi giù per tutta la costa dalmata a est. I traffici iniziati da Venezia con l’oriente portavano al mercato di Rialto delle infinite varietà di ingredienti dalle spezie delle isole Molucche, alle pietanze fritte del medio oriente, dal caffè ai vini aromatici tipici delle isole del mar Egeo. Dall’estremo oriente è arrivato anche il riso e subito entrò nelle cucine venete tanto che alcuni dogi convinti di aver trovato un alimento nobile ne adottarono il loro uso facendolo diventare quasi una prerogativa riservata al loro rango; “risi e bisi” ad esempio fu subito definito piatto del Doge.

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