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Grazie EXPO

Grazie EXPO

All’inizio c’è stata parecchia esitazione perché mancavano le condizioni per andare all’EXPO, poi le circostanze sono cambiate e così abbiamo potuto preparare e affrontare il viaggio. Lo abbiamo pensato come un pellegrinaggio delle emozioni e la prima scelta condivisa in pieno è stata quella di raggiungere Milano e poi il luogo dove si alloggiava percorrendo le strade con la segnaletica blu, le strade statali per capirci. Come dei moderni pellegrini pronti a raggiungere una località disponendo di una cartina stradale piuttosto datata, il senso di orientamento, dei consigli raccolti lungo il percorso e il tempo, da gestire senza particolari apprensioni. L’obbiettivo era quello di arrivare alla casa che ci ospitava, visitare l’EXPO e alla fine ritornare ai nostri paesi nel Veneto senza avere percorso le strade veloci, costruite per l’uomo che non ha mai tempo.

Primo giorno: il percorso stradale scelto la Padana Inferiore; Padova, Monselice, Este, Montagnana, Legnago, Mantova, Cremona, Lodi, Melegnano, Milano, infine un paesino in provincia di Como, dove ci aspettavano per la cena; percorso facile e scorrevole, con le indicazioni ridotte all’osso quando si è giunti a Milano, il nostro senso di orientamento ci ha aiutato ad individuare le strade giuste per raggiungere la meta. Soldi spesi per le autostrade ZERO e macchina alimentata a metano per cui sapendo dove fare rifornimento tutto è filato liscio. Secondo giorno: dovevamo ambientarci e senza forzare i ritmi ce la siamo presa con comodo. Pur partendo riposati e ben rifocillati ci siamo presentati agli ingressi dopo aver impegnato metà della giornata, così ci abbiamo ripensato e siamo tornati indietro. Terzo giorno: partenza più mattiniera fino a raggiungere il parcheggio di Lampugnano dove abbiamo preso la metro per raggiungere Rho, sede della manifestazione. Il giorno scelto coincideva con quello degli oltre 150 mila ingressi e fare la coda per i biglietti è stato solo l’inizio perché poi le code c’erano dappertutto. Spesso si incrociavano i nostri sguardi, poi immediatamente ci siamo ambientati e la coda è stata un motivo per socializzare e lo si poteva fare con tutto il mondo presente. Non ci sembrava vero ma si avvicinava il nostro ingresso ad una manifestazione dove il cibo è posto al centro dell’attenzione. Come molti sanno, perché ci leggono, anche noi scriviamo ricette e il cibo rappresenta il capitolo finale dei nostri brevi racconti, raccogliendo per questo molti consensi. Abbiamo cominciato subito a scambiare idee, opinioni, qualche consiglio ed è stato stupendo: GRAZIE EXPO.

Da adesso in poi scriverò a chi vanno i nostri speciali ringraziamenti: all’Organizzazione che ha promosso questa manifestazione, al Padiglione Zero che indica che sei all’inizio di tutto e che qui devi ritornare, al Decumano, questa immensa piazza dove si trovava riunito tutto il mondo intero, a chi gli è venuto in mente di realizzare il Passaporto, agli artisti che hanno proposto le loro opere e agli architetti che hanno realizzato i Padiglioni. Al Padiglione del Brasile che per entrarci ti faceva ballare la samba, al Padiglione dell’Austria che ha realizzato una micro foresta dove le emozioni vissute sono state notevoli, a quello del Regno Unito dove diventavi un’ape e capisci come avviene l’impollinazione e la realizzazione del miele, un alimento che adoro. Al Cluster del caffè dove sono esposte le immagini giganti di Sebastiao Salgado e dove ho bevuto un caffè austriaco favoloso; poi quello del riso dove mi sono commosso, ricordando un mio amico da poco scomparso, che adorava visitare i paesi dell’Oriente. Grazie al giardino degli aromi dove mi sono divertito a strofinare le foglie delle piante per capire i loro profumi, al Padiglione della Spagna che presenta il suo viaggio nel cibo e dove sono molto chiari nel descrivere che senza tradizioni non c’è storia e senza storia non c’è futuro e il cibo è frutto della tradizione e con il cibo si fa la storia. All’albero della VITA che, seppur artificiale, ti da un’idea chiara della trasmissione della linfa che parte dalla terra e va verso il cielo, lo spettacolo fatto di sera è stato fantastico. Al Padiglione del Nepal per il suo percorso di pura emozione spirituale, al Padiglione Ungherese che ti accoglie con la musica di Chopin, agli altri Padiglioni come quello dell’Irlanda dove ti assicurano che le cose da loro stanno cambiando sul serio e stanno puntando alla “sostenibililità totale”, al Padiglione del Giappone dove con grande gentilezza ci hanno avvisato sul tempo di attesa (quello che non c’è stato al Padiglione Italia), al Padiglione Svizzero che ha proposto la lotta allo spreco e alla suddivisone del cibo per sfamare tutti ma che non è stato capito dai più (lo spirito della savana si è fatto sentire anche qui). Grazie al Cluster del Cacao perché mi ha dato lo spunto per il prossimo articolo. Questo alimento, definito cibo degli Dei, ed è vero, da dove si produce la cioccolata che adoro al pari del miele. Grazie, per le fontanelle di acqua poste dappertutto dove potevi dissetarti e fare scorta GRATUITAMENTE, al Padiglione del Vinitaly perché col vino ha riunito l’Italia e seppur nella distinzione dei vitigni e delle zone è stato bello vedere tutta l’Italia riunita assieme. Manca però un cartello con la chiara indicazione che bere troppo fa male alla salute, ma gustare il vino con moderazione ti fa vivere una esperienza unica e irripetibile. Grazie per la disposizione degli spazi copiata dai nostri antenati romani che prima di costruire una città definivano le vie di accesso, in modo da percorrerla con facilità evitando di perdersi appena addentrati o rimanendo intrappolati con l’unica via di fuga fornita dalle autostrade a pagamento. Grazie allo spettacolo della natura che ci ha regalato un tramonto sull’EXPO di una bellezza senza pari e grazie agli organizzatori dello spettacolo serale dell’Albero della Vita, peccato per il monitor luminosissimo del Padiglione Europa che disturbava in modo evidente. Grazie alle code che ci hanno permesso di conoscere una infinità di persone dalle lingue più disparate in un intreccio di conoscenze bello e importante, alla tanta acqua che scorre dappertutto e che ti da tanto sollievo. Grazie al Padiglione Trentino perché all’EXPO ci ha portato il cuore. E grazie ancora al Cluster del caffè, perché alle otto di sera hanno fatto la tostatura dei chicchi, diffondendo nell’aria del Decumano un profumo ineguagliabile.

Adesso qualche pollice verso: gli stand sul Decumano fatti interamente di plastica sono veramente terribili, gli Arcimboldi, se all’inizio affascinano poi scadono quando vedi tanta bellezza posta all’interno, il Naviglio, realizzato tutto attorno allo spazio espositivo, privo di pesci che mette tristezza perché ti fa capire che se si distrugge l’ecosistema qualcuno deve soccombere e i pesci sono i primi a pagare (in questi giorni dalla Cina arrivano certe immagini da far rabbrividire). La mancanza del profumo del miele al Padiglione del Regno Unito, la tristezza che fanno le faccine disegnate all’esterno del Padiglione Coop, se sono così anche i soci meglio correre ai ripari, subito. I commenti degli arrabbiati che sono partiti male da casa e nello stesso modo sono tornati, il trattenere gli ombrelli all’ingresso, per ragioni di sicurezza, ma se piove come ci si deve attrezzare, noi abbiamo trovato una giornata straordinariamente bella, con la temperatura giusta, ma il giorno prima minacciava pioggia e per fortuna abbiamo spostato l’ingresso al giorno dopo. La notizia che il parcheggio Expo è costato a chi lo ha usato, una follia, mentre noi ringraziamo infinitamente la nostra guida che ci ha consigliato una soluzione più economica, molto economica, a Lampugnano.

Quarto giorno: saluti e ripartenza senza andare in autostrada per raggiungere la zona sud di Milano. Siamo entratti nella foresta chiamata città e alla fine abbiamo ceduto prendendo la tangenziale, altrimenti saremmo ancora lì a cercare le indicazioni. Per dirigerci a Piacenza e poi in val Trebbia, a Bobbio, per pregare sulla tomba di san Colombano, dato che ricorre il suo XV centenario dalla morte. Un monaco irlandese tutto da scoprire che ha fatto la rivoluzione in Europa già nel lontano 600 (non 1600)  e che anche oggi si sente il bisogno dei suoi insegnamenti (credo che ci sarà occasione di parlare di questo monaco così importante, la sua regola era: preghiera, lavoro, conoscenza). Poi abbiamo ripreso la Padana Inferiore e attenti ai limiti di velocità siamo rientrati a Padova ad un’ora per niente tarda.

Alla fine le conclusioni, quella mia: esperienza ricca di emozioni dove la bellezza ha ampiamente superato la bruttezza, una esposizione dal grandissimo significato e peccato non aver visitato tutta l’EXPO;

quella di Alvise: “varda qua come se vede Venesia”, “guarda come si vede Venezia”, è una tipica battuta veneziana che sottolinea la straordinaria bellezza di questa città, sta a significare che ad ogni bella visione è come aver visto la città di Venezia. Poi mi ha detto di scrivere che gli è mancata l’ombra di Prosecco ma al padiglione del vino quando siamo arrivati avevano già chiuso la dispensa delle degustazioni e i “cicchetti”, “bocconcini” tipici dei “bacari” o osterie veneziane che all’EXPO chiamano “finger food”. Qualcuno diceva che sono una nuova moda di New York. A Venezia però questo tipo di cibo si faceva e si vendeva quando non esisteva ancora la città di New York.

Ultimi pensieri condivisi: all’EXPO abbiamo sentito la mancanza di Giacomo e Giovanni, che non sono gli apostoli di Gesù, ma altri due amici giornalisti di Verona che per colpa mia non li ho invitati, ma so anche che uno di loro è piuttosto preso da impegni improrogabili visto che si sta preparando ad un lieto evento. Poi ci è mancato il baccalà con la polenta e così consigliamo ai prossimi espositori del Veneto (ci sembra di aver capito che andranno all’EXPO alla fine di settembre) di far conoscere il baccalà alla vicentita  accompagnato dal Pinello, il Vespaiolo, il Durello. Siamo espertissimi di sagre, Alvise dice che ci manca quella della “fritola” e poi ci sono tutte, allora facciamo assaggiare ai visitatori, con pochissimi euro, una porzione di baccalà mantecato, alla vicentina, “in tocio”, con una “ombra” di vino sopra citato, lasciando fuori dalla lista, per una volta, il Prosecco che ormai lo conoscono anche i sassi. E poi i nostri dolci, i zaeti, i baicoi, le venesiane, le fritole con lo zabaion e quelli descritti in questo sito accompagnati dal Teroldego, il Torcolato, il Recioto, il Fiori d’arancio, il Moscato, il Passito. Credo che sarà gioia vera per tutti.

Infine diciamo a chi ci andrà nei prossimi giorni: godetevela con calma questa esposizione che ad affannarci abbiamo a disposizione tutti i giorni della vita.

Tutte le foto sono della collezione di Paolo Nequinio.
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