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il pozzo

il pozzo

Il pozzo per una famiglia significava la vita sia per le persone, che gli animali e così pure per le colture dell’orto. S trovava nei pressi di una casa o nel cortile della casa vicina o nell’incrocio di due strade “crosara”, o vicino a due “caresà” “carrareccie“, percorsi in mezzo ai campi chiamati “trosi”, ma quasi sempre in luoghi di intenso passaggio di persone e animali. Una volta certe strade di terra battuta servivano a tutti e tagliavano in modo netto intere proprietà senza badare ai confini. Tutto o quasi era di tutti in una specie di mutuo aiuto in modo da favorire sia chi viveva con dignità la sua precarietà sia chi viveva la sua miseria. Quando l’acqua era abbondate c’era più libertà per tutti nel prenderla senza risparmio, mentre se arrivava la siccità e qualcuno osava approfittarne veniva subito apostrofato anche con una certa autorità in modo da far capire che certe regole anche se non scritte dovevano venir rispettate. 

Poi il pozzo era un luogo di ritrovo magari di ritorno dal lavoro dei campi o di passaggio per le mandrie che cambiavano pascolo. Fermarsi al pozzo voleva dire dissetarsi ma anche ascoltare le ultime novità arrivate da fuori paese e poi confrontarle con quelle sentite al negozio o all’osteria; le ragazzine si ritrovavano per chiaccherare tra coetanee e per mostrarsi fuori di casa, lontano dagli occhi sempre attenti delle madri.

D’estate quando il sole tardava a tramontare questo improvvisato ritrovo poteva essere l’occasione per organizzare una frugale festicciola, se caso mai qualcuno  aveva osato gettare dentro delle angurie per farle rinfrescare, bastavano queste a concludere la giornata e a riempire la pancia se non lo si era potuto fare prima col poco companatico. Lo stare insieme e gioire poteva conciliare al sacrificio del giorno e si dimenticava la stanchezza, così si iniziava una canzone fatta a cappella storpiando le strofe di altre canzoni più famose e sentite in chissà quale circostanza, forse origliate in chiesa seguendo a memoria qualche canto in latino, ma anche dai comilitoni tornati dal fronte, che in certi momenti per far passare il tempo in trincea ne avevano imparate tante di canzoni. Alle volte accennavano ai doppi sensi e si mescolavano parole usuali con termini goderecci di tipica matrice sessuale.

Al primo imbrunire quando le ombre si allungavano e l’afa del giorno diminuiva un poco non sembrava vero a certe ragazzine poter scoprire di più il loro corpo per rinfrescarlo con l’acqua del pozzo, poterlo tonificare togliendo la fatica del giorno, rivelando anche la trasformazione in corso, il lento passaggio alla pubertà che era sempre una novità e qualche volta poteva capitare di essere scoperte da quel tale che aveva i muscoli forgiati dal lavoro dei campi.

E se da lontano arrivava il richiamo squillante della madre “vien casa subito” i due nuovi “morosi” si sfioravano appena ed era l’inizio di una nuova esperienza amorosa. Ma poteva però succedere che quel tale era solo un malintenzionato e allora appena scoperte le sue intenzioni ci pensavano altri a farlo allontanare da quel posto, altrimenti era lui stesso a doverlo ricordare per lungo tempo come posto inospitale.

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