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La bicicletta

La bicicletta

Adesso noi la stiamo riscoprendo e con sempre maggior interesse, forse a causa della crisi economica che ci ha fatto tornare alla mente gli spostamenti dei nostri nonni e poi dei nostri padri per andare a scuola o al lavoro. Al tempo del cinema in bianco e nero sono stati realizzati molti film dove la bicicletta era una protagonista importante e oggi lo è in una fiction che racconta le avventure di un prete, don Matteo. Ma tempo fa quando i ragazzi portavano i pantaloni “a sport” per evitare di sporcarli sulla catena della bicicletta ne facevano un uso quotidiano per spostarsi e per trasportare piccole merci, altrimenti non rimaneva altro che andare a piedi o usare il trasporto animale, altri mezzi non c’erano e beati quelli che vivevano vicino ad una linea ferroviaria perché se dovevano recarsi in città almeno prendevano il treno.

La bicicletta divenne per tutti mezzo di prima necessità e quindi si doveva comprare anche a rate. Poi dato che le strade erano fatte spesso di terra battuta, poche avevano uno strato di ghiaino per renderle meno fangose nei periodi di pioggia intensa e pochissime erano predisposte per farci scorrere le automobili (asfaltate), allora le biciclette dovevano essere robuste con ruote di gomma e senza la camera d’aria come sono quelle di oggi, per di più pesanti e a malpena dotate di freni visto che spesso erano fabbricate da meccanici che ad ogni esemplare davano il tocco della unicità. Di ferro e quasi indistruttibili, se ne trovano ancora degli esemplari, tirati fuori da certi magazzini di vecchie case dove tutto veniva raccolto e accatastato per un uso futuro.

La bicicletta facilmente passava da mezzo a mito ogni qual volta si correva sui cigli delle strade a vedere passare il Giro d’Italia per tifare il corridore più forte del momento.

Ma anche mezzo di trasporto quando all’uscita del negozio, o al ritorno dal mercato, vedevi passare le persone cariche di pesi appena acquistati, certi addirittura con le gabbie del pollame e ad ogni buca  spaventavano le bestie al loro interno e così lo strepito si mescolava ad una canzone inventata proprio in quel momento tanto da confondre quelli che volevano fare della facile ironia sulla scenetta.

La bicicletta era usata e rattoppata perché doveva durare a lungo, aveva un uso quotidiano per le normali faccende, ma serviva anche per fare dei viaggi molto lunghi, sia gite che pellegrinaggi inventati dal parroco per la salvezza delle anime, soprattutto durante le guerre, come “voto”, richiesta di pace. Il santuario di monte Berico era una meta consueta e a rotazione tutti i paesi dei dintorni vi si recavano per chiedere la grazia. Si facevano viaggi di cinquanta chilometri all’andata e cinquanta per il ritorno salvo deviazioni per fermarsi in una certa osteria che qualcuno conosceva per altri motivi. Gruppi di giovanotti partivano dai paesi per fare questi pellegrinaggi inforcando le biciclette e chi portava delle fette di polenta abbrustolita chi un salame e chi qualche fiasco di vino perché si partiva al mattino e si tornava nel tardo pomeriggio.

C’era chi doveva recarsi al lavoro e come unico mezzo aveva solo la due ruote e macinava chilometri per raggiungerlo partendo da casa che faceva ancora buio e ritornava che era buio di nuovo, qualcuno per raggiungerlo doveva fare molta strada, una corsa di qualche centinaio di chilometri, ho parlato con uomini che dalla bassa padovana raggiungevano Trento per recarsi al lavoro. Altri tempi anche perché nel periodo bellico le ferrovie erano presidiate e l’uso del treno era esclusivo dei militari che dovevano trasferirsi al fronte. E per tornare a casa prendevano la bicicletta. Quante storie sono state raccontate nominando questo umile mezzo di trasporto e quante ancora se ne raccontano, non usando gli stessi mezzi perché adesso la tecnologia è venuta in aiuto a questi nomadi su due ruote.

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