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La Regata Storica e Riviera fiorita

La Regata Storica e Riviera fiorita

La regata è una gara tra abili rematori che su piccole imbarcazioni adatte alla navigazione in laguna si sfidano per conquistare un titolo prestigioso, che poi proclamano in ogni angolo della città, nei “bacari“, “osterie“, tra bevute e banchetti. La città di Venezia fondata sul mare ha sempre avuto estremo bisogno di uomini abili con il remo e per questo promosse con favore le regate che si svolgevano quasi esclusivamente in laguna aperta.

Ma adesso provo a scrivere alcuni cenni di storia, pur brevi e magari incompleti ma che ci fanno capire l’origine della REGATA STORICA.

Parliamo di una Repubblica di Venezia che dopo la sconfitta di Agnadello, vicino a Crema, nel 1509 decise di usare più la diplomazia che la guerra per mantenere il suo Dominio. Ma da ogni parte dove si puntava lo sguardo si potevano notare schiere di soldati pronti ad occuparla. Per questo motivo il Senato aveva il grande compito di spedire ambasciatori preparati per stipulare accordi e alleanze in modo da salvaguardare i suoi territori, quelli vicini e soprattutto quelli sulle coste dell’Adriatico. L’importante lavoro fatto nelle Cancellerie degli stati vicini consentì ai veneziani di continuare i commerci sia con i paesi europei che con l’Oriente. E se i numerosi conflitti armati, con i turchi, con i pirati del mare e le continue scaramucce in terraferma, frenavano il suo sviluppo non impedivano alla città di diventare bella e potente, proprio quella che oggi possiamo ammirare.

Siamo agli inizi del 1500 e nei Principati d’Europa stanno avvenendo importanti stravolgimenti, infatti i matrimoni di convenienza tra nobili famiglie, le guerre e le conquiste, modificarono gli equilibri politici e religiosi degli stati. Carlo V d’Asburgo viene incoronato Imperatore e riceve la corona ad Aquisgrana nell’ottobre del 1520 e il suo impero è così esteso che si diceva: “non tramonta mai il sole”.

Un altro stravolgimento ha interessato l’Europa, soprattutto quella del nord, la riforma religiosa che Martin Lutero stava attuando, per “protestare” contro le direttive della Curia Romana. Le imposizioni e le norme dettate dalla Chiesa, secondo Lutero erano difficili da recepire dal popolo, ridotto a umile ascoltatore e sottomesso esecutore della dottrina, pena la sua dannazione eterna. Per questo Lutero reagì, seguito dal popolo e Carlo V dovette assistere impreparato a questa trasformazione religiosa e sociale. Il papa richiamò con forza sia Lutero che Carlo V e visto che l’imperatore si era fatto paladino della cristianità lo convinse ad intervenire ma le due interminabili discussioni, chiamate “Diete”, non risolsero le controversie, infatti dovette accettare la frattura che si era creata con la Chiesa di Roma. Il cambiamento era iniziato e per di più Carlo V infastidito dai continui richiami del papa mandò a Roma i Lanzichenecchi che la saccheggiarono.

Il 22 febbraio del 1530 dopo il “sacco di Roma”, a Bologna, nel Palazzo Civico e due giorni dopo (24 febbraio) nella cattedrale di san Petronio, Carlo V veniva incoronato con la corona longobarda, prima re d’Italia e poi Imperatore del Sacro Romano Impero, posta sul suo capo proprio dalle mani di papa Clemente VII. Alla cerimonia di investitura parteciparono sei ambasciatori della Repubblica di Venezia. Appena tornati informarono il Doge dell’evento che avevano assistito e lui immediatamente prese delle decisioni importanti per la sua incolumità, spinto anche dalla paura di un eventuale assedio da parte delle truppe di Carlo V e aggiornato di quanto era successo a Roma. Infatti le notizie che i profughi, scappati dalla città, riportavano erano a dir poco terrificanti.

Così decise di liberare completamente la piazza attorno il Palazzo Ducale e la basilica di san Marco da ogni costruzione sia fissa che provvisoria. Via le botteghe, il porto, la dogana e le istituzioni creditizie che vennero trasferite. Il porto venne portato dove si trova oggi, la dogana all’ingresso del Canal Grande nel piccolo lembo che oggi è Punta dogana e le botteghe, i Fonteghi, all’interno della città nel quartiere dove la città venne fondata, a Rivo alto, quello che oggi si chiama Rialto. Davanti allo spazio lagunare non doveva esserci nulla di sospetto e le guarnigioni disposte a tutelare il Doge e tutto il suo Consiglio dovevano avere la massima sicurezza di risolvere ogni problema con la dovuta celerità.

Anche il mercato della frutta e verdura venne trasferito nella Pescheria vecchia di Rialto e questo comportava il trasferimento delle derrate dagli orti di Venezia, posti nelle isole della laguna sud e nord a Chioggia e san Erasmo, al nuovo mercato, non più quello della piazza e della riva a ridosso del Palazzo Ducale, ma in quello nuovo.

Le peote, le caorline, le sanpierote, queste barchette tipiche veneziane, ricolme di primizie che i vogatori spingevano scivolando sull’acqua ad un certo punto dovevano imboccare il Canal Grande e quasi sempre capitava il parapiglia tra quelli che volevano passare per primi, zigzagando tra le gondole e qualche burcio, o qualche bragosso che in molti casi impediva proprio il passaggio delle loro imbarcazioni, facendo cadere in acqua parte della merce. E dai oggi e dai domani a qualche vogatore venne l’idea di partire di buon mattino, così da sorprendere tutti gli altri consegnatari, evitando le spiacevoli code. Ma se un giorno la fai franca poi col tempo tutti lo scoprono e così anche se cambiava l’orario la situazione ritornò uguale alle mattine precedenti. Allora si decise di darsi delle regole e venne fissata una linea di partenza posta di fronte a Castello, da dove si iniziava a vogare e con la bravura e lo sforzo si raggiungevano i banchi di Rialto dove si poteva depositare la verdura e la frutta. Chi era strapieno di merce molto spesso gridava allo sdegno, ma poi piano piano, un poco di ordine prese il sopravvento e la competizione divenne motivo di rivincita per chi arrivava per primo. Questi corrieri molto spesso ricevevano un premio, donato dai commercianti riforniti in anticipo della merce, così potevano “battere” il prezzo di vendita dei prodotti consegnati. Questa è secondo le dicerie dei veneziani l’origine della Regata che oggi assistiamo e sosteniamo col nostro incitamento dalle rive del Canal Grande.

Di regate in laguna se ne facevano tante e servivano a formare fisicamente i giovanotti che poi dovevano salire sulle galee che solcavano in continuazione il mare Adriatico per spostare merci e militari, fino a mar Egeo. Ma questa competizione a premi assunse da subito un certa rilevanza anche perché poi seguivano gli immancabili schiamazzi per festeggiare la vittoria. Una ragione in più che spinse il Consiglio ad istituire e promuovere 4 regate ufficiali all’anno formate da 6 galee l’una; oggi invece abbiamo le gare dei gondolini, delle mascharete, delle caorline e dei pupparini, colorate con dei colori definiti in rappresentanza dei sestieri di Venezia e delle isole che la circondano.

Per concludere si deve scrivere che i veneziani, quelli che non dimenticano nulla, quando cominciarono a vedere tutti i giorni, il corteo di peote, caorline, mascarete, piene di buone cose che erano state raccolte dagli orti e dai frutteti per essere portate a Rialto si ricordarono del corteo di barche, anch’esse piene di ogni ben di dio, donato a Caterina Cornaro regina di Cipro, rimasta vedova da poco (1473). Ragion per cui, dopo il breve periodo di protezione che Venezia le offrì, decise di abdicare consegnando l’isola di Cipro alla Repubblica Serenissima che la amministrò per oltre un secolo, fino alla capitolazone per opera dei turchi. Quando la regina arrivò a Venezia il primo giugno del 1489, fu accolta secondo il suo rango, le consegnarono un palazzo in Canal Grande (Ca’ Corner della Regina) e dei possedimenti ad Asolo nel trevigiano; l’accoglienza fu veramente regale quel tanto che durante l’odiena Regata Storica si ricorda ancora il suo ingresso trionfale in città.

Per ultimo devo scrivere che il termine “Storica” è stato aggiunto nel secolo XIX da un gruppo di persone, sindaco in testa, che avevano molto a cuore le tradizioni della città e non volevano dimenticarle. Diedero molta importanza ad una delle tante regate che si svolgevano nella laguna di Venezia e che solo per brevi periodi non vennero fatte: durante la dominazione napoleonica, nel periodo dei moti del 1848 e tra le due guerre mondiali.

Queste sono alcune brevi notizie che ho voluto scrivere per ricordare come è nata la “Regata Storica”, la quale viene preceduta da un corteo acqueo composto da barche storiche del Cinquecento le bissone che ci fanno ricordare l’ingresso a Venezia della regina Caterina Cornaro.

Aggiungo infine che la scelta adottata dalla Repubblica di Venezia, ai primi del Cinquecento, di risolvere le controversie con la diplomazia, venne accolta con favore da tutta la città per cui qualsiasi visita ufficiale di principe o ambasciatore straniero, ritenuta importante e strategica, vedeva coinvolta tutta la cittadinanza in una grande e accalorata festa generale (per chi vuole avere una conferma deve soffermarsi ad ammirare quei quadri che certi pittori di fama hanno dipinto per documentare questi eventi). Famosa fu l’accoglienza offerta ad Enrico di Valois, nel 1574, figlio del re di Francia Enrico II e di Caterina de’ Medici, che decise di lasciare la corona di Polonia per cingersi di quella di Francia. Nel suo viaggio verso Parigi decise di fermarsi 11 giorni a Venezia dove fu riempito di tutti gli onori. Lo invitarono a Palazzo Ducale e gli organizzarono una bellissima festa con vivande di tutti i tipi e forgiate dai migliori cuochi e i piatti erano così tanti che gli ospiti, più di mille, riuscirono ad assaggiare solo la metà di quanto proposto. Infine un grandioso corteo di barche prese la direzione del Naviglio per portare il futuro re di Francia a Palazzo Leoni a Mira, dove lo attendevano per un favoloso ballo in maschera. Poi a notte fonda il corteo riprese la via della laguna per scivolare verso un palazzo in Canal Grande dove erano pronte delle scene teatrali con commedie raccontate dalle migliori comparse di quel tempo, era presente anche una famosa cortigiana, Veronica Franco, bella e colta, molto conosciuta a Venezia, in questo scampolo di Cinquecento.

Questo avvenimento viene ricordato ancora oggi e si chiama “Riviera Fiorita” perché come a quel tempo la riviera del Naviglio Brenta, viene addobbata da migliaia di fiori. Si svolge la domenica successiva a quella della Regata Storica e per coloro che vi partecipano è un bel momento di gioia. È molto diversa dalla festa che fu riservata al futuro re Enrico di Valois ma quello che conta è che la si faccia e senza pensieri aggiunti, però!

Il disegno di inizio è di Giacomo Franco e si trova nell’archivio del Palazzo Ducale ed è tratto dal libro “Il Magnifico Principe di Venezia” di Michela Knezevich ed Storti. Le foto dell’articolo sono di Paolo Nequinio.
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