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il nonno

il nonno

Di nonno Giuseppe ho trovato molte più testimonianze, rispetto alla nonna. Sono i suoi appunti lasciati scritti su dei piccoli blocchetti a righe e sono quelli che mi hanno stimolato nella ricerca in questa esperienza di documentazione di avvenimenti e vita delle persone, ovviamente non devo dimenticare l’impegno che mio padre mi ha trasmesso. Del nonno quindi esistono tanti scritti con le foto a corredo di certi episodi. Il fidanzamento con mia nonna è uno dei più significativi e la foto in evidenza testimonia questo momento. La foto è stata fatta dal fotografo e poi, credo, abbia scambiato con la fidanzata Luigia in modo da tenerne sempre vivo il ricordo, anche queste fotografie li facevano sentire coinvolti e legati.

Mio nonno ha tenuto per molti anni un diario che lui ha chiamato “Memorie”, dove annotava certi fatti accaduti nella sua famiglia un modo per tramandare ai figli certi fatti capitati in casa e anche fuori. Questi appunti li scopriremo poco alla volta per stimolare la curiosità ma non solo perché sono espressione di un modo di vivere che noi adesso abbiamo proprio tralasciato, se non addirittura dimenticato.

Del suo carattere ricordo il fare austero tipico del “capofamiglia” la determinazione e lo spirito combattivo. Sapeva di aver lottato per vivere usando tutti i mezzi leciti del tempo, lavorando intensamente per sostenere la famiglia cresciuta anno per anno con la nascita dei figli e accudendo anche persone care diventate anziane o ammalate. Come suo padre Antonio colpito da paralisi e quindi rimasto infermo per anni nel letto di casa; pochi potevano avere accesso alle cure ospedaliere in quegli anni del primo novecento.

Singolare l’epitaffio inserito dentro la cassa di mio bisnonno Antonio prima della tumulazione: N.(sta per il cognome Nequinio) Antonio degli Esposti (l’Istituto oggi è chiamato “Dell’infanzia abbandonata”) nato il 10 gennaio 1840 passato a Ronchi di Casalserugo (Padova) presso P. Sante che allevò come figlio. Fu agricoltore laborioso, indefesso, colpito da paralisi nel dì 7 ottobre 1911 ricade nel giovedì 22 dicembre 1912. Di questa ricaduta più non si riebbe. Ne ebbe di successive, la fatale quella del 15 luglio 1914. Giovedì 20 agosto prime ore notte ricaduta convulsiva seguì agonia. Spirò venerdì 21 agosto ore 1.20 presenti mamma, sorella Virginia, Giuditta, Teresa, cognato Alessandro, nipote Adolfo, zio Valentino e suo figlio Angelo e P. Emilio. Nel dì successivo alla morte di Pio X Romano Pontefice. Unisco a parte memoria guerra europea da pochi giorni incominciata, una moneta di nichelio di 5 pfennin, Deutsck as Reige 1874 fornitami da un profugo dai stati belligeranti tornato (parola non legibile..). Unisco medaglia sant’Antonio ricevuto Gigetta (in quel momento erano fidanzati) da Padova nella nostra andata del 14 maggio 1914.

Prima di tutto questo scritto la descrizione di come era fatta la confezione del biglietto: una bottiglia di “Virgiliana” chiusa a ceralacca.

Niente male come appunto o come lo si chiama oggi “post” inserito nel “blog” di famiglia, si può dedurre, leggendo quanto scritto su mio bisnonno nel documento di dote quando ha sposato C. Maria la mia bisnonna: viene definito dallo stimatore un illeterato e perciò fa la classica croce come firma, è un agricoltore, secondo quanto scrive suo figlio, laborioso, padre di quattro figli, un solo maschio, mio nonno Giuseppe, che avvia ad una scolarizzazione superiore, sapeva scrivere bene e con calligrafia leggibile e lo si intuisce da come scrive, ma se guardiamo com’era la norma di quel tempo allora si può proprio dire che mio nonno era più avvantaggiato di altri. E niente male la descrizione che ci fa intendere chiaramente come ha vissuto suo padre malato, per due anni e mezzo.

Per adesso mi fermo qui. Ma ne scopriremo delle belle soprattutto quando ci racconterà il fidanzamento, il militare, il lavoro di casaro, la nascita dei figli, la fabbrica della casa ecc.

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