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Remada a seconda

Posted by on Mag 20, 2014 in Diario, storie paesane | 15 comments

Il trasporto fluviale è sempre stato praticato nei nostri fiumi sia per trasportare delle persone che delle merci e di tutti i tipi. Una via d’acqua molto frequentata era il canale Vigenzone che parte da Battaglia Terme e va ad unirsi con il Bacchiglione in località Bovolenta per poi proseguire fino ad un altro incontro con la Brenta in località Cà Bianca e poi poco dopo sfociare a sud di Chioggia nel mare Adriatico. Barche di tutti i tipi frequentavano queste vie d’acqua per portare a Venezia ingenti quantità di trachite strappata dai Colli Euganei e poi usarla per pavimentare le calli della città, derrate e stoffe invece prendevano il percorso inverso per giungere a Pontemanco dove si trovava un attrezzato mulino ad acqua usato per la macina delle granaglie e a Battaglia Terme dove esisteva una delle più grandi cartiere della Serenissima. Il salto dell’acqua del mulino di Battaglia faceva manovrare dei grandi “folli” che trituravano gli stracci di cotone, lino, canapa e dopo successive lavorazioni si ottenevano enormi quantità di carta che serviva sia all’Università di Padova che alle numerose tipografie di Venezia. Questo traffico di “burci“, “peote“, “sandali” e “bragossi” che andavano e venivano dalla laguna, quando dovevano trasportare ingenti quantità di peso si facevano aiutare dal traino dei cavalli, legati da grosse funi alle barche andavano avanti e indietro sulle “maresane“, la parte bassa degli argini e le trainavano con forza per aiutarle nella navigazione, guidati dai “cavallanti“, uomini addetti alla guida dei cavalli che cercavano di tenere le bestie per non farle cadere in acqua. Le barche più leggere sfruttavano la corrente dell’acqua o usavano le vele in modo da essere aiutate dalla forza del vento, si diceva così che navigavano “a seconda“.

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