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La festa del Santo

La festa del Santo

I l 13 giugno a Padova è festa importante, si ricorda sant’Antonio un santo conosciuto in tutto il mondo ed è tanto amato da milioni di persone che gli chiedono spesso la sua intercessione. Può essere il pellegrino in viaggio per raggiungere la basilica di Padova o un passante che cammina in una strada di New York mentre sta per raggiungere la chiesa a lui dedicata, può essere l’escursionista che si ferma vicino ad una edicola tutta di legno, compresa la statua del santo messa al suo interno che si trova ai lati di un sentiero di montagna o anche il medico di un ospedale in Africa, che decide di assentarsi un attimo tra una operazione e l’altra per chiedere l’intercessione del santo dipinto ad affresco nella cappella del nosocomio.

Molti si ricordano e hanno vissuto l’esperienza fatta a Padova durante una visita in basilica ed anche il giorno della sua festa quando la città si fermava per accogliere l’invasione pacifica dei pellegrini che arrivavano da ogni parte d’Italia, d’Europa e del mondo. Molti di loro ambivano a lasciare un piccolo segno del loro passaggio quando riuscivano a transitare vicino alla tomba del santo poter appoggiare la mano anche per pochi secondi e chiedere la sua protezione e poi depositare un cero in riconoscenza. Il pomeriggio seguente era reso solenne dalla straodinaria processione con la statua del santo sopra ad un baldacchino che veniva trasportata a spalla per le vie principali della città e si vedevano delle persone devote che si inginocchiavano al suo passaggio, le varie confraternite la presidiavano e quella dei macellai garantiva anche l’incolumità dei pellegrini.

Camminando per le vie si sentivano molti accenti linguistici provenienti da varie regioni italiane, c’era anche chi più chiassoso di altri si distingueva con delle acclamazioni arrangiando preghiere e cantilene a volte poco comprensibili. Tutta la città faceva festa così le osterie e le trattorie perché i pellegrini si fermavano a mangiare un boccone e riempivano i locali creando un clima di spensieratezza e di curiosità. Alcune volte si condividevano ricette e aneddoti sulla vita del Santo, della basilica, della città, dai tempi remoti della sua fondazione fino ad Ezzelino da Romano, dai Carraresi ai Veneziani e fino agli Austriaci, tra un piatto di fettucce all’uovo fatte in casa e condite con il ragù di carne, gli asparagi di Bassano lessati e bagnati di olio d’oliva dei Colli Euganei, una faraona arrostita o il galletto al forno e le patate al rosmarino. La mensa veniva stupita da episodi, leggende, miracoli tramandati oralmente da generazioni, quasi a dimostrare l’eccellenza di una città che ha avuto in sant’Antonio oltre che la sua protezione anche il suo patrocinio.

Sono molti quelli che hanno parlato di Antonio come di un concittadino dimenticandosi che alla nascita si chiamava Fernando e non era né padovano, né italiano, ma portoghese, che decise di diventare un religioso quando vide l’arrivo di alcune navi provenienti dal nord Africa che dopo aver ormeggiato scaricarono sulla banchina i corpi di tre frati trucidati dalle tribù di quei posti, morti perché volevano portare il messaggio evangelico a quelle persone. Fernando rimase molto colpito del loro eroismo e così decise di seguire la loro opera apostolica, prima nell’ordine monastico degli Agostiniani dove lo studio e la formazione gli diedero le capacità di trasmettere il messaggio evangelico con chiarezza e poi nei francescani, al tempo uno dei pochi ordini missionari. Arrivò anche il giorno tanto atteso e così si imbarcò per raggiungere il nord Africa ma una tempesta spaventosa fece naufragare la nave che si sfasciò sulle coste meridionali della Sicilia. Alcuni suoi compagni di viaggio e molti marinai perirono nel mare mentre lui si salvò miracolosamente e ne rimase colpito. Per ringraziare la Provvidenza che gli aveva salvato la vita decise di raggiungere frate Francesco, il fraticello di Assisi, il fondatore di quell’ordine al quale aderì anche lui e di raccontargli i suoi possibili progetti. Si incamminò sicuro verso quella città dove vi arrivò il giorno del Capitolo generale indetto proprio da Francesco. Esistevano al tempo in questa nuova comunità, chiamata da tutti “dei poverelli di Assisi”, dei dissidi, delle incomprensioni a causa del loro stile di vita che li faceva sembrare dei fratelli con la povertà scelta come stile di vita e dato che provenivano da famiglie di estrazione sociale differente, questo generava malumori. Tutti i confratelli furono chiamati ad Assisi per rimettere in luce le loro scelte, renderle visibile, solo che si dovevano scrivere in un regolamento, poi chiamato “Regola”, al quale si chiedeva il contributo di ognuno, compresi coloro che facevano più fatica a mettere in pratica una scelta così radicale e difficile.

Appena Fernando giunse ad Assisi, Francesco gli corse incontro e l’abbracciò, subito si stabilì una amicizia salda, autentica e duratura quel tanto che Francesco ne intuì la grande intelligenza, gli diede il nome di Antonio e terminato il Capitolo lo spedì sulle coste adriatiche presso i Catari. Delle popolazioni fatte perlopiù di pescatori, pagane e indifferenti che non lo degnarono della pur minima attenzione tanto che Antonio piuttosto scosso ma per nulla sorpreso decise di predicare ai pesci e tanti accorsero ad ascoltare le sue parole, la gente stupita dell’accaduto capì quello che diceva e così cambiarono atteggiamento nei suoi confronti. Dopo aver trascorso un periodo di tempo presso di loro si stacco e riprese la strada verso nord per continuare la sua opera missionaria e più proseguiva il suo cammino e più si rendeva conto della miseria patita da tanta gente ridotta in schiavitù dai feudatari del tempo che ne soggiogavano le città e i territori imponendo un clima di terrore, uno di questi, Ezzelino da Romano, il signore di Padova. Il compito di Antonio non fu di certo facile in questo contesto storico ma non si perse mai d’animo anzi, forte del suo messaggio di fraternità, cercò in tutti i modi di convincere molte persone a scegliere il bene piuttosto che il male e se non riusciva con la predicazione allora cercava la intercessione che poteva venire dall’alto ed infatti sono molti i miracoli che gli sono stati attribuiti quando ancora era in vita.

Basta fare una visita in basilica per venire informati, attraverso i molti dipinti e sculture dei fatti straordinari che Antonio ha fatto e che durante i secoli sono stati impressi sulle pareti. Dipinti, affreschi, sculture eseguite dai più importanti artisti di tutti i tempi: Giusto de Menabuoi, Altichieri da Zevio, Lombardo, Raffaello, Campagna, Tiziano, Tiepolo, Annigoni, solo per citare alcuni. Non solo la basilica contiene le immagini della grande opera apostolica di Antonio ma anche il vicino oratorio di san Giorgio e la Scholetta dove ci sono dei pregevoli affreschi, alcuni realizzati da un giovane Tiziano Vecellio, che raccontano il grande impegno di sant’Antonio verso le comunità del padovano e dei paesi limitrofi.

Nella Scoletta è famoso l’affresco dove viene rappresentato il Santo che riattacca il piede del giovane che se l’era tagliato per rimorso dopo che aveva dato un calcio a suo padre. È un giovane moribondo disteso per terra che sta ascoltando le intercessioni del Santo e una mano mostra il piede tagliato mentre l’altra tiene nascoste con la veste, alla piccola folla di curiosi, le zone pubiche, quasi ad informare con pudore, in chiave giornalistica, la notizia più importante che circolava, agli inizi del Cinquecento, in tutta la Repubblica Sernissima: la cronaca della morte di Giorgione da Castelfranco, un’altro famossissimo pittore di Venezia. Sono riportati qua e là delle raffigurazioni dell’organo sessuale maschile che inducono l’osservatore ad interrogarsi e forse a scoprire la diagnosi della morte di Giorgione. Se le cronache raccontano che è morto di peste la prima e molto potente epidemia successa a Venezia, Tiziano ci indica in quale parte del corpo questa malattia si manifesta, da dove poi si propaga per tutto il corpo, fino a causare la morte dell’ammalato.

È questa una delle scuse che ha indotto migliaia e migliaia di persone ad invocare l’intercessione del Santo, ancora oggi lo si prega, lo si implora, affinché risani le persone colpite dalle malattie, far ritrovare il benessere e la serenità a chi è nella disperazione, il bene dell’amore a chi è deluso, perso, sconfortato, la condivisione e l’amicizia a coloro che sono soli.

Esiste ancora oggi una preghiera che viene recitata nel suo latino originale, non del tutto dimenticata dove si auspica l’intervento del santo ogni qual volta le circostanze rendevano necessaria e qui riproposta:

La versione latina: Si quaeris miracula / mors, error, calamitas / daemon, lepra, fugiunt / aegri surgunt sani. Cedunt mare, vincula; / membra resque perditas / petunt et accipiunt / juvenes et cani. Pereunt pericula, / cessat et necessitas: / narrent hi qui sentiunt / dicant paduani. Cedunt mare, vincula; / membra resque perditas / petunt et accipiunt / juvenes et cani. Gloria Patri et Filio / et Spiritui Sancto. Cedunt mare, vincula; / membra resque perditas / petunt et accipiunt / juvenes et cani.

La versione italiana: Se tu cerchi i miracoli / la morte, l’errore, le disgrazie, / il demonio e la lebbra fuggono, / i malati si rialzano sani. Si placa il mare, cadono le catene; / le membra sono risanate; / i giovani e i vecchi cercano / e ritrovano le cose perdute. Svaniscono i pericoli, / e cessano le miserie, / lo dicano coloro che l’hanno provato, / specialmente i padovani. Si placa il mare, cadono le catene; / le membra sono risanate; / i giovani e i vecchi cercano / e ritrovano le cose perdute. Sia gloria al Padre e al Figlio / e allo Spirito Santo. Si placa il mare, cadono le catene; / le membra sono risanate; / i giovani e i vecchi cercano / e ritrovano le cose perdute.

Il Santo ancora oggi concede i suoi benefici e lo fa con grande generosità, tanto da lasciarci stupiti; ricordo con piacere quel giorno che con intensità ho formulato questa preghiera per aiutare un conoscente che dopo una visita medica gli venne disgnosticata una malattia molto seria.

Dopo quel momento dovette subire una adeguata preparazione e poi una operazione che si rivelò utile per il suo corpo, si risolse tutto per il meglio, quel tanto che ancora oggi ringrazia l’intervento miracoloso del Santo ed anche lui ha dovuto fare un pellegrinaggio di sentita devozione.

 

Le foto sono delle collezioni: Adalgisa Rebecca, Antonio Volpin, Emilio Nequinio.
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