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la camera dei genitori

la camera dei genitori

Il posto della casa più mitico di qualsiasi altro, rispettato ma anche occupato per nascondersi o quando si cercava protezione. Il lettone grande che poteva accogliere tutti, bastava stringersi per starci tutti, la febbre e qualsiasi malattia come la varicella e via via tutte le altre, smaltite in questo angolo di paradiso che diventava panacea di tutte le convalescenze della vita infantile, ma anche dopo. Il comodino dei segreti chiusi a chiave e il comò delle stoffe lavate e profumate di lavanda; l’armadio dove non era importante curiosare ma solo per provare quelle novità che ci faceva sembrare più grandi.

La camera del cassetto delle foto, delle lettere, dei libretti delle preghiere, il luogo più intimo dove sono riposti gli affetti e parte del nostro cuore. Se ritorni a vederla scopri che la culla del neonato è ancora lì e rivedi com’era fatta, anche solo una cesta di vimini riempita di stracci, nell’altro angolo c’è il catino con la brocca, il porta sapone, tutto di ferro smaltato, l’asciugamano di stoffa grezza o più pregiato se un pò ricamato, portato in dote dopo le nozze.

Il posto della vita sussurrata, le parole dette a bassa voce per non farsi sentire, dei pensieri e delle apprensioni. Molte cose si sono decise in questa stanza e senza chiedere consiglio ad alcuno. La stanza dei nuovi arrivati con tutto l’affanno tipico di ogni parto, dove gioia e dolore si mischiavano con facilità e che solo un cronista poteva scindere.

È la stanza delle mie preghiere dette in ginocchio sulle tavole di legno, tutti attorno al letto prima di coricarci sul nostro, ma anche delle prime trasgressioni per ascoltare cosa dicevano i grandi di sotto, riuniti in cucina. Così si guardava dalle fessure che si erano fatte sulle tavole del pavimento, il loro muoversi, il gesticolare, senza capire, si dicevano cosa fare per i giorni successivi. Quante allusioni tra fratelli durante le feste di Natale perché si cercava di intuire da quelle parole appena sentite se potevano capitare degli eventi inaspettati che poi quasi mai non succedevano, semmai qualche regalo ci venisse donato prima dell’Epifania. Le uniche parole che si sentivano chiare riguardavano l’organizzazione del negozio che si doveva gestire in maniera più ordinata durante le feste di fine anno e poi la preparazione dei pranzi che richiedevano più impegno visto che si dovevano accogliere i parenti in visita che spesso si fermavano tutto il giorno presso la casa dei nonni, il luogo dove abitavo.

Così si legge nel “Diario di memorie” recuperato in casa di mio nonno Giuseppe: 5 marzo 1913 mercoledì: acquistato due letti e così disposto le camere: Giuseppe N. sopra cucina, Genitori stanza a mezzodì retro tinello, Sorella stanza sopra verso sera a destra scale.

Tutto qui, ma era quanto bastava per descrivere l’ordine della disposizioni degli ambienti “da notte”, così chiamati perché l’uso era riservato al tempo del coricarsi per dormire durante. Da non dimenticare che molto spesso a dividerle c’era il granaio che ovviamente non era così piccolo come le camere dove si ammucchiavano le derrate raccolte dai campi e posto vicino ad esse per essere costantemente controllato anche durante la notte onde evitare di essere assalito dai topi che potevano far incetta di granaglie per le diverse cucciolate di topi che nascevano durante l’anno. Un gatto faceva sempre la guardia con attenzione, anche perché poi veniva premiato se svolgeva un buon lavoro.

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