Il pozzo
Era la fonte d’acqua per una famiglia o anche di più famiglie quindi era la fonte di vita, poteva essere stato scavato in un luogo pubblico come in un incrocio di due strade “nea crosara”, o sul lato di una “caresà” usata come un passaggio di rispetto creato in mezzo ai campi per far passare gli animali da condurre al pascolo o i carri pieni di merci, derrate agricole raccolte nei mesi più temperati. Era un punto di ritrovo tra l’andirivieni dal lavoro dei campi infatti le mandrie si fermavano al pozzo per dissetarsi, usato anche per rinfrescarsi quando faceva molto caldo e poi serviva per innaffiare le verdure dell’orto ed anche i fiori del giardino. Lo potevi trovare anche vicino alla casa o nel mezzo di un cortile e la scelta seguiva la falda d’acqua che passava sotto nella profondità del terreno dove in quel dato punto si procedeva allo scavo. E chi lo stabiliva aveva una dovuta esperienza in questo tipo di scavi, uomini che sapevano usare alcuni strumenti a dir poco empirici come la verga o il pendolo, che mio nonno usava per individuare il luogo esatto della falda e mi hanno confermato che non sbagliava quando si trattava di trovare una buona fonte di acqua e la garantiva pure nei periodi di siccità, in questo caso però se scarseggiava veniva controllata, razionata, così da evitare la sua mancanza seguendo un regolamento utile per tutti.
Si poteva trovare anche vicino alla casa o nel mezzo di un cortile perché la scelta, doveva seguire la falda dell’acqua che passava sotto nel terreno e in quel punto si procedeva allo scavo. Esistevano persone che usando degli strumenti un poco empirici la individuavano, tipo la verga o il pendolo, mio nonno era uno di questi e quando l’acqua abbondava allora si poteva usare senza timore, però se arrivava la siccità e scarseggiava allora era controllata e razionata seguendo un regolamento non scritto ma utile a tutti.
Read MoreLa nonna
La nonna Luigia (le persone con confidenza la chiamavano Gigia o Gigetta) era una persona mite, buona e semplice, dai lunghi capelli crespi, raccolti sul capo dopo che si era fatta tante trecce e formavano una aureola che teneva salda conficcando tra esse delle lunghe forcine color marrone.
Si è occupata per molti anni della sua famiglia composta di sette figli allevati con grande forza e particolare affetto e anche di un negozio di generi alimentari, ma più che un negozio era un piccolo mercatino dove si trovavano anche altre cose oltre agli alimenti, ed era parte di una casa molto vecchia posta in un incrocio tra due strade, “crosara”, in un piccolo paese della bassa padovana, sul ciglio della strada principale e la casa e il negozio sembravano messi lì apposta per essere di aiuto alle famiglie d’intorno, e questa casa esiste ancora oggi.
Read MoreGiorno di festa
Questi tre bambini sono seduti nel divanetto del tinello di una delle case che ho descritto in un articolo non molto tempo fa. Doveva essere sicuramente un giorno di festa e questi bambini si sono recati nella casa degli zii, come sempre irrequieti giocando e andando a scoprire ogni angolo nascosto nella grande casa. L’abbigliamento ne impediva il gioco all’aperto, sul grande cortile o nella stalla per vedere i vitellini appena nati così allora su e giù per le stanze a correre giocando senza sosta, ad un certo punto la mamma impose loro una sosta anche per non vederli troppo accaldati e uno zio propose di fare la foto ricordo di quel giorno e dopo averli sistemati sul divanetto del tinello e visto che non riuscivano a rimanere fermi prese una rivista e la consegnò nelle loro mani e poco dopo scattò la foto.
Read MoreIl tinello
Nelle case di una volta la porta d’ingresso si apriva sul tinello, una grande stanza della casa, dava sul cortile quasi sempre lastricato di pietra o di cotto sul lato esposto a mezzogiorno, cioè verso sud (siamo nell’emisfero boreale), il sole alto doveva entrare con tutta la sua luce per illuminarlo, facendo risaltare i mobili e i suppellettili, aveva al centro una tavola dagli angoli arrotondati, sopra di esso un bel vaso di ceramica o di maiolica un regalo arrivato da qualche componente della famiglia il vaso poteva essere anche di vetro o di cristallo, di solito pieno di fiori freschi ma anche artificiali, alle volte se trapassato di luce mostrava proiettato alle pareti l’arcobaleno. Attorno alla tavola delle sedie, eleganti e fatte di legno col sedile di “caresin”, una pianta lacustre che veniva tagliata essiccata e intrecciata dalle mani dei “caregheta” artigiani capaci.
Read MoreIl Cassetto dei Ricordi
È un cassetto di casa, posto in un luogo “sicuro”, vicino, dove potervi accedere ogni volta che ci attrae, sono riposti tanti momenti della vita, ben vissuta, dignitosa, accompagnata da esperienze felici e dolorose. Questo scrigno riposto nel comò di una camera o in quel grande mobile del “tinello”, così si chiamava quello che oggi è diventato il salotto di casa, sono conservati i sospiri, le apprensioni, i sorrisi, i momenti gioiosi, le conquiste e le sconfitte.
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