Le amiche
L’amicizia a volte supera l’amore. Tante volte si sono sentite queste parole ascoltando due persone che ci confidano come è cresciuta tra loro la conoscenza, la solidarietà, l’intimità, anche la passione per se stesse o per qualcosa che le accomuna, l’empatia, la condivisione, tale e forte da scambiarsi anche delle robe che appartengono a una o all’altra persona, oppure l’affettività che diventa compassione e tale da essere, in alcuni casi fuori dalle consuetudini tanto da far stupire chi osserva e magari poi intervenire con qualche malizioso commento.
Già lo so che la morbosità non produce mai dei frutti buoni, so che giudicare vedendo una situazione dal di fuori è quantomeno sbagliato perché è molto più utile prima informarsi e poi semmai trarre le dovute conclusioni e so che al giorno d’oggi sono molti i canali dove vengono raccontate tante vicende anche molto intime, non fa più scalpore individuare un’amicizia così forte da diventare amore vero, tra due persone dello stesso sesso.

Il bisnonno
Il bisnonno padre di mia nonna Luigia si chiamava Giuseppe, come il nonno, abitava a Bovolenta, un borgo antico dalla lunga storia utile avanposto a protezione della città di Padova dalle incursioni nemiche, infatti sorge dove si incrociano due fiumi, aveva un castello ben popolato di guardie che dovevano respingere eventuali invasioni. Dopo la signoria di Ezzelino da Romano e poi quella Carrarese passò alla Repubblica Serenissima di Venezia ma nel primo Cinquecento nulla poté dall’assalto della potente Lega di Cambrai guidata da Massimiliano d’Asburgo e venne distrutto e raso al suolo, sia il castello che il borgo. Ma con grande coraggio Bovolenta si risollevò e divenne un importante porto fluviale punto di approdo per le barche che eseguivano i trasporti di merci e persone utilizzando i fiumi come vie privilegiate, anziché quelle di terra. Questi traffici consentirono al paese di fargli guadagnare un certo benessere tanto che a Bovolenta vennero erette alcune ville patrizie e qui si inserisce anche la famiglia di mio bisnonno, scesa dalle colline del vicentino per avviare un forno per la produzione di pane (almeno così mi è stato raccontato), e mio bisnonno cominciò a fare delle transazioni acquistando e vendendo dei terreni che gli consentirono di fare degli ottimi affari per la ricca presenza di commercianti, col tempo divenne stimato e apprezzato da molte persone uno tra i più conosciuti in paese, Giuseppe sposò Emilia Carrari, discendente di un altro facoltoso casato della zona spesso riportato nei documenti del posto.
Read MoreLa poesia
Serenata d’inverno
Il pomeriggio d’inverno
che va
nel suo calmo finire,
e come lampo nel cielo
mi passa un pensiero,
solo un breve sospiro
che può consolare.
La trebbiatura
In una corte contadina, piuttosto grande, arrivava sempre il giorno della trebbiatura del grano, a luglio in genere se non prima, se la stagione estiva era stata calda e secca. Un paio di settimane prima il grano era stato tagliato e raccolto in grandi fasci “le crosete” e accatastati ai bordi del campo, si creavano i “covoni”, in seguito venivano caricati sui carri e portati in un angolo dell’aia della casa “la corte”, o cortile che quasi tutti avevano, ma chi ne era sprovvisto doveva portarli nella corte dei vicini e doveva metterli in un posto a parte. Infatti la trebbia non andava di casa in casa perché metterla in posa e poi accenderla richiedeva abbastanza tempo, conseguenza per cui era preferibile fare la trebbiatura in cortili grandi e già prenotati per tempo, poter metterla a regime poteva richiedere un paio di giorni, se il raccolto era scarso era più conveniente raggruppare il lavoro con quello di un’altro vicino.
Read MoreIl pozzo
Era la fonte d’acqua per una famiglia o anche di più famiglie quindi era la fonte di vita, poteva essere stato scavato in un luogo pubblico come in un incrocio di due strade “nea crosara”, o sul lato di una “caresà” usata come un passaggio di rispetto creato in mezzo ai campi per far passare gli animali da condurre al pascolo o i carri pieni di merci, derrate agricole raccolte nei mesi più temperati. Era un punto di ritrovo tra l’andirivieni dal lavoro dei campi infatti le mandrie si fermavano al pozzo per dissetarsi, usato anche per rinfrescarsi quando faceva molto caldo e poi serviva per innaffiare le verdure dell’orto ed anche i fiori del giardino. Lo potevi trovare anche vicino alla casa o nel mezzo di un cortile e la scelta seguiva la falda d’acqua che passava sotto nella profondità del terreno dove in quel dato punto si procedeva allo scavo. E chi lo stabiliva aveva una dovuta esperienza in questo tipo di scavi, uomini che sapevano usare alcuni strumenti a dir poco empirici come la verga o il pendolo, che mio nonno usava per individuare il luogo esatto della falda e mi hanno confermato che non sbagliava quando si trattava di trovare una buona fonte di acqua e la garantiva pure nei periodi di siccità, in questo caso però se scarseggiava veniva controllata, razionata, così da evitare la sua mancanza seguendo un regolamento utile per tutti.
Si poteva trovare anche vicino alla casa o nel mezzo di un cortile perché la scelta, doveva seguire la falda dell’acqua che passava sotto nel terreno e in quel punto si procedeva allo scavo. Esistevano persone che usando degli strumenti un poco empirici la individuavano, tipo la verga o il pendolo, mio nonno era uno di questi e quando l’acqua abbondava allora si poteva usare senza timore, però se arrivava la siccità e scarseggiava allora era controllata e razionata seguendo un regolamento non scritto ma utile a tutti.
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