Due gocce d’oro
Quando arriva l’estate spesso significa sole caldo, bel tempo, giornate piene di luce che aiuta a maturare i frutti seminati nel terreno come pure sulle piante, è il tempo del raccolto, il seme interrato in autunno adesso si mostra maturo. Le spighe, color oro che ondeggiano al vento ora vengono tagliate e trasformate in chicchi da deporre nei granai, nell’orto le piantine messe a dimora alcuni mesi fa adesso producono le loro specialità, nel frutteto dopo la fioritura primaverile i frutti si ingrossano mentre il sole li rende dolci e sodi, poi vengono raccolti e portati sulla tavola della cucina, oppure trasformati in dolci marmellate da mangiare nei i mesi invernali. Le belle giornate calde fanno aumentare il sudore e viene naturale togliersi i vestiti e lavorare seminudi nei campi, nelle corti, nel giardino (brolo) o nell’orto, il corpo senza vestiti è più libero, respira, assorbe la luce che indora la pelle e il pudore svanisce.
Read MoreA mare de san Piero
“Ea mare de san Piero, la madre di san Pietro”, è il titolo di una antica leggenda legata ad eventi burrascosi che capitano di frequente a ridosso del giorno della festività dei santi Pietro e Paolo, il 29 di giugno.
Una leggenda Veneta, ricordata di più nelle zone della pedemontana ed anche nelle campagne della Bassa Padovana ed è tramandata verbalmente da più generazioni. Il suo racconto cita per protagonista la madre di san Pietro e mette in luce la sua vita poco benevole verso chi le stava accanto e quando muore viene ritenuta colpevole di molti dispetti così viene spedita direttamente all’Inferno anche se suo figlio Pietro fece di tutto per impedirlo. Sulla vita di Pietro sappiamo molto, come è diventando il pastore dei primi Cristiani e discepolo dell’amore vicendevole, uno scandalo per il potere romano e pagano ricco di idoli. Ma la novità predicata da Pietro fece subito breccia tra il popolo che lo portò velocemente al martirio e quando morì venne subito accolto in Paradiso e la tradizionale iconografia ce lo raffigura in possesso delle chiavi di questo mondo celeste. Per questo il solo pensiero di sapere che a sua madre non era stato permesso di oltrepassare questo ingresso lo rattristava parecchio ma non si perse d’animo e iniziò con coraggio tutta una serie di appostamenti sull’uscio dell’Inferno e contemporaneamente anche una continua richiesta per poterla vedere, ma gli fu sempre negata. Dopo molte lusinghe qualche demonio forse sfiancato dalle insistenti proposte cedette e acconsentì la visita di Pietro a sua madre una sola volta all’anno, la ricorrenza della sua morte in croce, che cade il 29 giugno.
Read MoreÈ tornata la festa
L’anno scorso avevo scritto alcune notizie su santa Eurosia, in una piccola chiesetta posta su un terrapieno di una località vicina a dove abito si ricorda questa santa giovinetta. Il gruppo culturale che ha assunto il nome di questa località, Ca’ Murà, l’anno scorso aveva organizzato una bella festa per commemorarla e anche noi ci siamo andati allestendo una bella mostra di foto d’altri tempi.
Read MoreEl torototea
A volte mi piace ricordare quel periodo della mia infanzia che ho vissuto nell’osteria ed anche nella bottega di “casoin”. Molte persone li hanno frequentati ed in certi casi, secondo le circostanze erano particolari e uno di questi aveva un nomignolo “el torototea”, del suo vero nome non serbo memoria ma quando faceva la sua apparizione in osteria subito era circondato dai presenti e lo volevano al loro tavolo perché in cambio di un bicchiere di vino riportava le ultime notizie, vere o inventate, dei paesi vicini; forse le aveva lette sul giornale trovato dal barbiere o durante il giorno di mercato e abbinava una spiccata memoria ad una buona sintesi tanto che da una piccola vicenda ne ricavava una notizia vera o verosimile. Lo si poteva definire un cantastorie anche che era parecchio stonato, ma finiva sempre le sue storie dicendo “el torototea, torototà”. Sapeva che la vita gira, gira, come una trottola, e quasi sempre tutto ricomincia dal punto di partenza e spesso le notizie sulla vita privata di certi soggetti lo stuzzicavano molto, così se le racconti ti trascinano in commenti a volte ironici, scivolosi, piccanti, che lasciavano poco all’immaginazione. Non era abituato però a far apparire le sue storie molto licenziose quasi per rispetto dei suoi protagonisti anche se potevano apparire dei suoi nemici .
Read MorePene, penoti e piume sul capel
P ene sta per penne tanto per non essere fraintesi e siccome scriviamo ricette le penne sono quelle che coprono il corpo della stragrande maggioranza degli uccelli, siano essi di cortile, palude o volatili in genere; i penoti sono le piume e sono quelle penne più piccole che aiutano a riscaldare il corpo dei pennuti, in special modo quelli che vivono a contatto con l’acqua, sempre fresca, almeno nelle stagioni fredde, tra questi si ricordano volentieri le oche, le anatre, le beccacce, che certe volte sono entrate a far parte della vita delle corti perché allevate volentieri assieme a pollame e conigli. Pene, penoti e piume sul capel è un modo di dire tipico del Veneto, viene detto in diverse circostanze ma tutte accomunate dall’ilare intento di burlare l’avventore che si dichiara di rango elevato, l’altezzoso viene così riportato alla realtà.
“Penoti” oltre ad essere le piume dei pennuti è quell’aspetto ruvido che notiamo nella nostra pelle quando abbiamo freddo, infatti si dice “go ea pee de oca”, “ho la pelle d’oca”, per affermare che sto provando freddo o che sono stato colto da una forte emozione. Con gli stessi “penoti” soprattutto quelli delle oche, diversi anni fa, si riempivano delle grandi sacche di stoffa, poi venivano cucite in grandi quadri per impedirne il disordine quando si spostava la sacca e sono nati così i piumoni che facevano e fanno tanto caldo sia nei letti che nei cappotti durante i periodi invernali. Ecco che ogni volta che si spiumava una oca si tenevano da parte le piume più piccole perché poi servivano a questo scopo.
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