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foto, lettere, diari, poesie, racconti, ricette

La casona

La casa di campagna con i portici per ripararsi dal brutto tempo, unico centro di vita dove si nasce, si cresce, si muore. Chiamata così perché una evoluzione del casone fatto col tetto di paglia, il pavimento di terra battuta, un focolare come unica fonte di calore per cuocere e scaldarsi. La casona è il ritrovo della famiglia e a volte l’unico rifugio, dove le generazioni si sommano e nelle stanze si deve fare spazio ai nuovi arrivati. La famiglia che diventa comunità, non sempre i rapporti sono semplici, facili, a volte sono veramente incompresi e duri, ma rimangono necessari perché il lavoro dei campi richiedeva molte braccia e perciò tutti erano utili, uomini, donne, bambini, anziani, non importava l’età, ciò che contava era l’aiuto che si poteva dare, soprattutto quando arrivavano le avversità che non mancavano mai.

La vita cominciava al mattino presto perché si doveva andare nella stalla a governare le mucche a mungerle e se per caso capitava l’evento di una nuova nascita (vitello, puledro, agnello, ecc.) allora la frenesia era al massimo, poi si partiva per i campi e qui il lavoro non mancava mai, in tutte le stagioni, a mezzodì il rientro per il pranzo, se si era vicini alla casa, molto scarso soprattutto nel periodo bellico. Poi se la stagione era di quelle torride si faceva un pò di riposo e poi via di nuovo al lavoro, si prendevano gli armenti dalla stalla per attaccarli ai carri  e si raccoglieva il fieno o si usava l’aratro per smuovere la terra o il carro col “tinazzo” per raccogliere l’uva, pigiarla e metterla nelle botti della caneva a fermentare.

Al calar del sole si rientrava per la cena, c’era chi non ci stava accostato alla tavola e allora si siedeva sulla pietra che faceva da piano, “la rola” o “el larin“, (la base in pietra) del focolare e si condivideva la cena, in venti o di più persone, un quadro consueto nelle casone di un tempo. La polenta appena versata che disperdeva i vapori e il suo indimenticabile profumo di granturco bollito. Qualche pezzo di companatico spartito con misura, la verdura che abbondava, fresca e appena raccolta dall’orto di fuori. C’era chi metteva in tavola qualche mela o pera, delle ciliege o albicocche, appena colte dall’albero che faceva da “tutore” alla vigna.

Poi se la stagione lo permetteva si usciva in “corte” e tutti in cerchio a raccontare le esperienze vissute e a vedere il gioco dei bambini, fino al momento di coricarsi con addosso tutta la fatica e l’odore del giorno. D’inverno invece tutti nella stalla, unico posto un poco più riscaldato dal calore delle bestie, per fare una partita a carte o per recitare il rosario come ringraziamento della giornata. Si raccontavano storie o favole, il “filò” momento associativo della famiglia che faceva spazio anche alle persone estranee, che desideravano aggregarsi agli altri; non mancavano ovviamente gli spasimanti delle ragazze o gli amici più intimi come i “compari” di matrimonio degli sposi. Quante storie si sono raccontate in questi momenti, che noi stiamo raccogliendo per poterle mettere in queste pagine.

La notte nella casona poteva trascorrere serena se non c’erano da accudire dei nuovi nati che allora rompevano il silenzio col loro pianto e questo succedeva di frequente, o qualche persona  ammalata gravemente e si doveva assisterla con rispetto e pure questo succedeva molto spesso, la vita e la malattia che per secoli hanno convissuto assieme. Nelle notti d’estate i balconi rimanevano aperti per lasciar passare la brezza fresca, “fio de aria“, così si sentivano tutti i rumori della notte, i cani che qualche volta abbaiavano al pur minimo rumore, al passaggio di un gatto, le catene degli armenti che tintinnavano nella stalla, le civette e qualche volta la fisarmonica suonata in qualche corte dove c’era una festa o nella balera dell’osteria della contrada.

E l’alba arrivava presto e si ripartiva per vivere un nuovo giorno.

 

La foto pubblicata è stata tirata fuori dal “Cassetto dei Ricordi” e mostra una casona di Casalserugo, un paese vicino a Padova. Oggi questa casa non è più abitata, ma parecchi anni fa (ai primi dell’ottocento) ha dato i natali alla mia bisnonna, Maria Antonia Codogno, nominata in un altro articolo, dove si racconta del documento di dote stipulato poco prima di sposare il mio bisnonno Antonio.

Il cambio di stagione

Posted by on Giu 18, 2016 in Diario, La casa, la corte | 0 comments

Il cambio di stagione

Quando arrivava la bella stagione e le temperature cambiavano sensibilmente, in tutte le case si assisteva alla grande frenesia di questo cambio di stagione. “El cambio de stajon” voleva dire disfarsi di tutti gli indumenti usati durante l’inverno e tirar fuori dai bauli adagiati sugli angoli delle stanze o negli stanzoni enormi del sottotetto chiamati solitamente i granai, “el granaro”, perché luogo adatto alla conservazione delle granaglie raccolte durante la mietitura, sempre ben controllato dai gatti intenti a distruggere i topi che si annidavano, sia cacciandoli che facendoli fuggire lontano.

Dalle soffitte si tiravano fuori i capi più leggeri, di cotone o di canapa, adatti al clima più caldo dell’estate che stava arrivando e si mettevano a riposo quelli invernali fatti di lana, velluto o cotone pesante, si tiravano giù i materassi fatti di crine per sostituire quelli di lana più adatti alla stagione più fredda. Nelle case di campagna il guardaroba non era mai troppo voluminoso, al massimo si potevano scovare fuori un paio di cambi di tutto il necessario tra camice, pantaloni, canottiere, mutande, lenzuola, federe, un copriletto, degli asciugamani, pochi calzini perché si stava quasi sempre scalzi, in più c’era un completo da festa in tinte scure che poteva andare bene sia per le cerimonie religiose come qualche matrimonio anche se d’estate erano piuttosto rari perché tutti erano impegnati a lavorare o per qualche funerale e poteva anche succedere perché alla morte non interessava se molti erano impegnati in tantissimi lavori nei campi.

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Le Rogasion

Posted by on Apr 20, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

Le Rogasion

Le “rogasion” o rogazioni sono delle preghiere fatte con insistenza dal popolo per chiedere un aiuto dal cielo contro le calamità atmosferiche, a volte delle vere catastrofi per i frutti dei campi e degli orti.

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25 aprile sagra dei cuchi

Posted by on Apr 19, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

25 aprile sagra dei cuchi

C hissà quando avrà avuto inizio la “Sagra dei Cuchi” a Canove di Roana sull’Altopiano di Asiago. Come sarà nata tra queste montagne che per tanti secoli erano isolate dal resto del mondo? Forse l’hanno portata dal nord i nostri antenati? Non ne abbiamo memoria: si è sempre fatta. E basta! “Te si vecio come el cuco” si è sempre detto da queste parti. (altro…)

25 aprile festa del bocolo

Posted by on Apr 11, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

25 aprile festa del bocolo

I l 25 Aprile a Venezia non è solo la festa del santo patrono, san Marco coincide anche con un’altra festa che si chiama “festa del bocolo”, “festa del bocciolo”, di rosa rossa. A Venezia si dice che per spiegare l’origine di questa festa si ricordano due leggende, una vede coinvolti due amanti che i rispettivi genitori rendono difficile ogni loro relazione e possibile unione. Maria figlia di patrizi veneziani, fa di cognome Partecipazio e quindi diretta discendente dello stesso casato del doge divenuto famoso quando accolse con grandi festeggiamenti le spoglie del santo evangelista acclamato da tutti santo protettore di Venezia, mentre il suo “moroso”, fidanzato, della graziosa fanciulla era un giovane di nome Tancredi di modesta estrazione sociale. La leggenda continua e racconta che per far bella figura verso i familiari di Maria il giovane Tancredi decise di arruolarsi nell’esercito per potersi guadagnare degli onori dalle sue battaglie, peccato però che durante un feroce conflitto venne colpito a morte e tutto sanguinante, sul punto di esalare l’ultimo respiro affida al suo compagno d’arme un bocciolo di rosa rosso da consegnare personalmente alla sua amata che con ansia lo stava aspettando a Venezia. Il compagno d’arme di Tancredi eseguì alla lettera l’ordine affidatogli e giunse nella città lagunare quando erano in corso i festeggiamenti per onorare il santo patrono Marco, si avviò velocemente alla casa di Maria per informarla della tragica notizia sul suo amato e lei straziata dal dolore preferì morire anziché ricominciare una nuova vita. (altro…)

Ricordi e propositi

Posted by on Mar 22, 2016 in Diario, gite, Visti da vicino e da lontano | 0 comments

Ricordi e propositi

Lo spazio che ci siamo creati realizzando questo blog ha lo scopo di far rivivere alcuni ricordi che poi cerchiamo di approfondire, mescolandoli con delle ricette che sono frutto di antichi riti e tradizioni. A volte li abbiamo inseriti dentro a delle vicende storiche per dar loro importanza, così da non renderli delle novelle fantastiche. Sono diventati dei racconti e per questa ragione stimolanti, frutto di una nostra curiosità colta dai libri che abbiamo comprati o trovati in giro nei mercatini, dove anche ci troviamo le foto che poi mettiamo nella narrazione. Alla fine poi, questi racconti, ci indicano la via per scoprire alcune ricette che sono la gioia del convivio, quello stare insieme che fa bene alla vita. (altro…)