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foto, lettere, diari, poesie, racconti, ricette

I capati

Posted by on Mar 19, 2014 in Diario, storie paesane | 0 comments

I capati sono gli aderenti delle Confraternite che sono nate via via nei secoli, si chiamano così per la loro divisa composta da una tunica, di solito bianca, da una mantella colorata (la “capa”) per qualcuno rossa, dalla cintola e dal medaglione che distingueva un gruppo da un’altro. 

Le Confraternite un gruppo di persone uniti tra di loro da ideali come il mettere varie cose in comune le idee, i beni materiali, delle proposte, alcuni propositi tutto regolamentato da uno statuto che a Venezia si chiamava “mariegola” (madre-regola), si può dire che sono esistite sin da quando gli uomini hanno cominciato a trovarsi a vivere insieme.

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La polenta

Posted by on Mar 14, 2014 in Diario, La casa, la cucina, storie paesane | 0 comments

Gli invasori che provenivano dai regni che si trovavano ai confini orientali dell’Impero Romano avevano lo scopo di annientarlo lasciandosi dietro solo distruzione, così che molte città del Veneto furono devastante e saccheggiate, Treviso, Altino, Aquileia, Concordia, Padova e Chioggia. I loro abitanti per cercare rifugio e protezione si nascosero dai pescatori della laguna dell’alto Adriatico, qui trovarono una ospitalità e un aiuto concreto e riuscirono a condividere con i pescatori ogni sventura, ed infatti quelle persone che vivevano in quelle misere capanne furono veramente ospitali e con condivisione riuscirono a fondare un nuovo centro di vita nel mezzo della laguna su barene di sabbia e canneti. Avevano già sperimentato la stessa esperienza con Marco l’evangelista, sbalzato anche lui da una barca durante una tempesta, curato e confortato prima della sua ripartenza per Alessandria d’Egitto costui li aveva coinvolti in una delle esperienze più importanti della loro storia.

l’isola di Torcello e in fondo l’antica chiesa dell’Assunta

Ciò portò alla nascita di Torcello, Malamocco ed infine Venezia, una città che in breve tempo è diventata la più importante del golfo dell’Adriatico. Con l’accoglienza di queste nuove persone: commercianti, artigiani, banchieri, letterati, si diede origine ad un’incredibile progresso, si avviarono degli scambi commerciali con quei popoli che abitavano sull’altra costa del mare Adriatico. Così che i veneziani impararono a conoscere il mare e diventarono dei bravissimi navigatori raggiungendo porti lontani come quello di Costantinopoli o altri della Grecia, Turchia, dell’oriente e del nord Africa, in questo modo constatarono lo sfascio del regno di Bisanzio e così ne assunsero la sua protezione, presero in dote la sua enorme ricchezza intensificando gli scambi commerciali, portando a Venezia ogni merce che potesse renderla sfolgorante e bella, oltre che ricca e potente e fin oltre il 1500, in un incontrastato potere commerciale, divenne il luogo di scambi per tutta l’Europa che dalle Corti più importanti si recava a Venezia per acquistare le merci che provenivano dall’Asia: Libano, Persia, Egitto, Turchia, India e Cina tanto per citare qualche luogo ed anche da buona parte del nord Africa, ma anche dalla Dalmazia, Grecia, Illiria e altri paesi ancora.

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Un baccalà di montagna

Posted by on Mar 11, 2014 in Diario, gite, la cucina, Ricette del Dogado, storie paesane | 0 comments

Conoscere come si vive in montagna è sempre un ottimo esercizio perché se approfondiamo i loro usi e costumi ci rendiamo conto di come la vita non ha mai riservato loro quelle determinate soddisfazioni che si hanno per coloro che vivono in pianura. Infatti per i montanari è spesso segnata dalla fatica e dal sudore, per ottenere il minimo sostentamento quotidiano, e durante la stagione invernale è amplificata dalle condizioni di disagio che si manifestano quando copiose e prolungate nevicate impediscono a volte la sola uscita da casa e così si deve far ricorso a degli utili insegnamenti trasmessi da secoli di esperienza, di generazione in generazione tra queste genti che risiedono nei villaggi delle zone dolomitiche, non sono le situazioni dei giorni nostri ma di pochi decenni fa quando le masse di turisti erano pressoché inesistenti.

una fermata sul Pordoi prima di scendere a valle

Percorrendo delle strade poco asfaltate, quasi sempre di sterrato quando si doveva raggiungere le località di montagna dalla vicina pianura salendo verso l’Altopiano di Asiago, lo stesso per arrivare sul Cadore e nel Comelico, queste difficoltà però non hanno mai scoraggiato i venditori ambulanti di tutti i generi che impiegavano giorni prima di raggiungere i villaggi che oggi raggiungiamo con facilità e che conosciamo bene.

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La renga – l’aringa

Posted by on Mar 6, 2014 in Diario, La casa, la cucina, Ricette del Dogado, storie paesane | 0 comments

La “renga” è un pesce oceanico e può diventare piuttosto grande, vive in branchi e si sposta spesso in cerca di alimento o per trovare il luogo adatto dove deporre le uova, ha carni grasse e dal sapore deciso che aumenta quando viene posta sotto sale per essere conservata. Le famiglie di campagna di una volta, la cucinava mettendola rivestita di foglie di verza posta sotto alla cenere del focolare, tutta ricoperta di braci e la scottavano per bene aggiungendo qualche foglietta di aromi, infine appena cotta, veniva spennellata con dell’olio poi la suddividevano in tanti pezzi dove passarci sopra delle fumanti fette di polenta, che non mancava mai, fino a riempire per bene la stomaco.

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Bati marso – Batti marzo

Posted by on Mar 5, 2014 in Diario, La casa, la corte, storie paesane | 0 comments

Le stagioni sono periodi di tempo che coincidono con i fenomeni meteorologici, vivo nell’emisfero boreale della nostra amata Terra e da millenni si guarda al cielo per capire e conoscere tutti i cambiamenti che il tempo riserva. Sappiamo che il tempo è una convenzione legata al ciclo del giorno, tutto è regolato dal sole che sorge e poi tramonta, dalla notte e dalla nuova alba e poi tutto è regolato dal movimento che la terra fa attorno al sole, da questo e dalla vicinanza e inclinazione dei due corpi celesti si verificano i cambiamenti di temperatura e di equilibrio tra la luce e il buio. Si dice che tutto è naturale tanto è consolidata questa convenzione e per cui equinozi o solstizi coincidevano perfettamente con l’inizio dell’inverno o della primavera, così pure l’estate e l’autunno, i segnali sono sempre stati molto chiari: quando faceva freddo la terra ghiacciava, nevicava e l’erba e le piante si coprivano di ricami di ghiaccio ecco la brina o galaverna, la notte è più lunga del giorno, poi la luce inizia ad aumentare il panorama cambia, l’erba si rinnova rigogliosa, sui rami si ingrossano le gemme e iniziano a sbocciare i fiori che poi saranno frutti in estate, anche i campi si ricoprono di fiori: margherite, ranuncolo, tarassaco, viola, campanula, l’aria diventa più mite e questa è la primavera. Poi arriva l’estate e il tempo, ancora lui, è più caldo, i frutti maturano in fretta, ma poi ancora un cambio perché ecco l’autunno con i suoi colori e l’aria che si rinfresca di nuovo, preavviso dell’inverno.

Oggigiorno si dice spesso che non ci sono più le stagioni perché si verificano dei cambiamenti che hanno modificato quell’equilibrio appena descritto.

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Il baccalà mantecato alla veneziana

Posted by on Mar 2, 2014 in Diario, la cucina, storie paesane | 0 comments

Il baccalà è un pesce che viene dai mari del nord Europa, il suo vero nome è merluzzo ed è conosciuto e usato per fare dei buoni piatti in molte cucine, viene pescato e poi preparato sia per essere consumato fresco, per essere conservato lo mettono sotto sale, oppure essiccato ai venti freddi del nord. Ma come sia giunto a Venezia, la seconda metà del Quattrocento, vorrei farlo aiutato da una commedia teatrale che ho inventata prendendo spunto dalla lettura di un paio di libri dove si racconta la storia che è poi conservata negli archivi di stato della Repubblica Serenissima e dopo averne interpretato per un poco la mentalità veneziana

l’ingresso di Palazzo Ducale “Porta della Carta” a fianco della Basilica di san marco

Il luogo è la sala del Senato di Palazzo Ducale al cospetto dei Magistrati della Serenissima Repubblica, tra i presenti c’è il doge Francesco Foscari e tutto il Consiglio, al centro sta per parlare il capitano da mar Piero Querini, gesticola ed è molto impacciato, deve leggere la sua relazione trascritta dal nostromo Cristoforo Fioravante e riveduta da Nicolò di Michiel suoi luogotenenti e devono rendere conto del loro viaggio, ricco di imprevisti tragici ed anche affascinanti effettuato da Candia (l’attuale Creta), fino alle lontane e sconosciute isole Lofoten in Norvegia, nel terzo decennio del 1400.

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La dote

Posted by on Feb 27, 2014 in Diario, La casa, storie paesane | 0 comments

Il 25 novembre 1863 il signor Pasquale Codogno viene a sapere che sua figlia Maria Antonia e Antonio Nequinio hanno intenzione di sposarsi così decide di chiamare uno stimatore putativo (credo incaricato) affinché prepari un documento di “dote” da consegnare alla famiglia di Pengo Sante dove risiedeva il diciassettenne Antonio Nequinio, come mai a quest’età così giovane? Della loro storia personale nessuno ha mai raccontato e adesso diventa ancor più difficile ricomporre tutti i vari passaggi, si sa che una volta ci si sposava così giovani solo in caso di estrema necessità con qualcosa di segreto che non era esplicito comunicare a tutti.

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La bicicletta

Posted by on Feb 21, 2014 in Diario, gite, pellegrinaggi, storie paesane | 0 comments

La bicicletta non è mai stata solo un mezzo di svago o passatempo come viene usata oggi da molti appassionati e realizzata con le migliori tecniche e materiali per renderla leggera e performante, alcuni modelli si possono usare su ogni superficie stradale. Un tempo veniva usata molto spesso per spostarsi per andare al lavoro vista la carenza di altri mezzi di trasporto ed era fatta di ferro aveva pneumatici di gomma piena, usava dei freni a bacchetta e dei tappi per ridurre la velocità costruiti artigianalmente dal meccanico del paese, aveva un lumino per illuminare la strada di notte che usava del liquido infiammabile, una sella di cuoio resistente e delle molle per attutire le frequenti buche del pavimento stradale. La robusta catena veniva oliata con del grasso per non farla cigolare ed era senza alcuna protezione così costringeva il ciclista ad alzare i pantaloni per non sporcarli di unto tanto che ad un certo punto sono diventati di uso comune soprattutto dai militari che per lo stesso scopo non si sporcavano di fango durante le trasferte, inoltre questo modello “sport o alla zuava” permetteva di non impigliare la stoffa del pantalone tra le maglie della catena, lacerandola.

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