A la Sensa, mati chi pensa!
La ricorrenza dell’Ascensione del Signore al cielo (la Sensa) quaranta giorni circa dopo la Risurrezione di Cristo era una festa molto importante per Venezia e lo era per due motivi, il primo religioso e il secondo perché coincideva con la cerimonia dello Sposalizio col Mare. Tutta la città era invitata a partecipare con grande sfarzo, dalla conca dell’Arsenale usciva il Bucintoro una grande nave da parata, il Doge con tutto il Senato veniva fatto salire e poi seguito da una moltitudine di barche addobbate a festa veniva scortato fino alle bocche di san Nicolò al Lido dove una grande moltitudine di gente assisteva alla grandiosa cerimonia officiata dal Patriarca e il doge che assieme rinnovavano questo legame tra il mare e la città di Venezia “Desponsamus te mare in signum veri perpetuique domini”. Si svolgeva per tutto il mattino e appena conclusa si navigava fino al Palazzo Ducale, come pure nelle case della nobiltà per banchettare per tutto il giorno: da qui il detto “dala Sensa mati chi pensa” ovvio assicurare che i banchetti così pure la Fiera allestiti al Lido imitavano le allegorie dei palazzi e lungo tutte le rive dei sestieri in egual misura si festeggiava con grande baldoria.
Read MoreTorsela in dolse, “prenderla con calma”
Due donne vivevano su due grandi casone che avevano due grandi corti, in una vivevano quattro famiglie composte di molte persone, mentre nell’altra erano molto meno, di qua ci si arrangiava a vivere dignitosamente, ma con fatica, dall’altra parte invece regnava l’abbondanza e come conseguenza anche l’arroganza. Genoveffa viveva di qua e Carmela viveva di là e un grande fossato divideva le due corti, entrambe ben curate, da una parte gironzolavano diversi capi di pollame che beccando insistentemente contribuivano a tener pulita l’aia e tutta la pertinenza attorno alla casa, dall’altra invece era il proprietario che si incaricava della pulizia della corte tagliando con la falce l’erba che diventava più alta del dovuto.
Read MoreIl banchetto
“Ganzega”, “zanzego”, “banchetto”, “cunvivium”, mangiare insieme con il cuore in festa, è ed era una regola aurea nella Venezia del suo splendore.
Read MoreFrittelle e zabaione
“Te si na fritola”, “Te me pari un zabajon”, “tu sei una frittella”, vuol dire cagionevole di salute, “tu hai la pelle pallida e giallina come il colore dello zabaione”.
Read MoreCarnevale
Il periodo dell’anno che va dal 17 gennaio, festa di sant’Antonio abate, al martedì prima delle “Ceneri”, è Carnevale, almeno qui da noi nel Triveneto ma in special modo a Venezia.
Read More17 gennaio sant’Antonio abate
Il 17 gennaio si ricorda la vita di sant’Antonio abate, un monaco eremita di origini egiziane e vissuto pochi secoli dopo la morte di Cristo. Quindi agli albori di quell’esperienza cristiana che poi si estese in tutto il resto dell’impero romano. Della sua vita vi rimando alle notizie riportate su altre fonti che ho visto sono molto ben sviluppate e chiare. Quello che vorrei scrivere qui è la storia che mi è stata raccontata da un anziano e che per tale ragione deve essere intesa come una vicenda capitata nel suo paese ma che assomiglia ad altre di simili successe in tutta Italia al tempo della seconda guerra mondiale.
Read MoreEa note dee maranteghe
Un nuovo anno è appena cominciato e da subito questo sito vi porta una novità, il titolo dell’articolo scritto in veneto, questa lingua forgiata nei secoli e che oggi si può ascoltare in tanti paesi della terra
E se costoro volessero capire qualcosa di più dei loro antenati, beh! ci possono leggere, ogni volta che ne sentono la necessità.
El diavolon
Quando vivevo in una osteria, che era anche bottega “de casoin” mi capitava di assistere a degli episodi che avevano del fantastico. A noi bambini poteva risultare facile mettere tanta fantasia agli avvenimenti perché questa era la nostra natura e poi gli adulti ci aiutavano in continuazione a svilupparla. Infatti le nostre letture erano quasi sempre dei racconti immaginari e a scuola le cose non cambiavano anzi nei nostri libri di lettura tali racconti ricchi di inventiva e distanti dalla vita reale erano stampati con grande abbondanza.
I giorni vicini alle feste di Natale testimoniavano quanto ho appena scritto e infatti nei nostri libri i brevi racconti erano legati alla stagione che si stava vivendo, l’autunno e poi tra pochi giorni l’inverno, le altre, erano fiabe tratte dalle varie storie nordiche che in qualche modo ci preparavano alle feste natalizie, sempre arricchiti di momenti fantasiosi e immaginari.