Remada a seconda
Il trasporto fluviale è sempre stato praticato nei nostri fiumi sia per trasportare delle persone che delle merci e di tutti i tipi. Una via d’acqua molto frequentata era il canale Vigenzone che parte da Battaglia Terme e va ad unirsi con il Bacchiglione in località Bovolenta per poi proseguire fino ad un altro incontro con la Brenta in località Cà Bianca e poi poco dopo sfociare a sud di Chioggia nel mare Adriatico. Barche di tutti i tipi frequentavano queste vie d’acqua per portare a Venezia ingenti quantità di trachite strappata dai Colli Euganei e poi usarla per pavimentare le calli della città, derrate e stoffe invece prendevano il percorso inverso per giungere a Pontemanco dove si trovava un attrezzato mulino ad acqua usato per la macina delle granaglie e a Battaglia Terme dove esisteva una delle più grandi cartiere della Serenissima. Il salto dell’acqua del mulino di Battaglia faceva manovrare dei grandi “folli” che trituravano gli stracci di cotone, lino, canapa e dopo successive lavorazioni si ottenevano enormi quantità di carta che serviva sia all’Università di Padova che alle numerose tipografie di Venezia. Questo traffico di “burci“, “peote“, “sandali” e “bragossi” che andavano e venivano dalla laguna, quando dovevano trasportare ingenti quantità di peso si facevano aiutare dal traino dei cavalli, legati da grosse funi alle barche andavano avanti e indietro sulle “maresane“, la parte bassa degli argini e le trainavano con forza per aiutarle nella navigazione, guidati dai “cavallanti“, uomini addetti alla guida dei cavalli che cercavano di tenere le bestie per non farle cadere in acqua. Le barche più leggere sfruttavano la corrente dell’acqua o usavano le vele in modo da essere aiutate dalla forza del vento, si diceva così che navigavano “a seconda“.
Read MoreIl traghetto di Ciccio
Lungo l’argine sinistro del Bacchiglione che va da Bovolenta a Pontelongo si trova una località chiamata Ca’ Molin, sono poche casupole che un tempo erano parte di un borgo raccolto attorno ad una dimora veneziana che poi è stata demolita per far spazio ad una nuova casa di tutt’altra fattura. Un tempo questa zona era centro di interesse per la presenza dei fattori che le famiglie veneziane mettevano per la salvaguardia delle campagne poi con l’avvento del periodo napoleonico molte di queste dimore vennero requisite e di conseguenza abbandonate. Poi piano piano altre famiglie ne divennero i proprietari che ne cambiarono le finalità riducendo le case esistenti a magazzino di prodotti agricoli e se qualcuna ha mantenuto la fisionomia archittettonica di villa per altre toccò la sorte di essere trasformate in case di abitazione dai forti estetismi moderni, altre furono abbattute e ricostrite per far spazio a costruzioni più funzionali ma sicuramente meno belle delle antiche ville.
Read More25 aprile san Marco
S an Marco è il patrono di Venezia ma la storia ci ricorda che prima di lui c’era san Teodoro e poverino venne sostituito dall’evangelista perché nel 829 dopo Cristo due mercanti veneziani, Bono da Malamocco e Rustego da Torcello, riuscirono a trafugare le spoglie del santo dalla città di Alessandria d’Egitto prima che fossero disperse da chi si era insediato in quel paese.
Read MoreLa pasquetta
Il “Lunedì dell’Angelo” è il giorno successivo alla festa di Pasqua e qualcuno lo chiama “pasquetta”, anche se molti decenni fa questo nome veniva attribuito al giorno dell’Epifania che è il 6 di gennaio. Dopo la riforma attuata sul calendario è consuetudine ormai festeggiare la Pasqua la domenica dopo il plenilunio di marzo e sempre quello successivo all’equinozio di primavera, il “lunedì dell’angelo” è quello dopo, stampato sul calendario con il colore dei giorni di festa, un giorno di vacanza e di ferie per chi va a scuola o al lavoro.
Read MoreIl pranzo di Pasqua
N ella casona di mia nonna finalmente si respirava aria di festa, la vita ripartiva alle prime luci dell’alba, chi doveva andare nella stalla a sistemare le mucche, a foraggiarle perché le povere bestie dovevano mangiare e poi essere munte per raccogliere una buona quantità di latte, sia per il sostentamento della famiglia che per darlo al “lataroeo” lattaio, che passava nel primo pomeriggio per portarsi via quello venduto.
Read MoreUn quaresimale al Santo
Read More“Senti tosa te me ghe da fare un piasere grande, mercore te ve al Santo e te scolti el quaresimae e po te ghe domandi na benedision par noaltri che ghe ne avemo de estremo bisogno”.
Se fosse difficile la traduzione di questa frase visto che il veneto non tutti lo conoscono allora ecco cosa si sono dette madre e figlia dopo la tragedia avvenuta in casa con la morte improvvisa del figlio e anche fratello di una di queste due ragazze che si sono recate alla basilica di sant’Antonio a Padova per assistere alla predica di quaresima e poi guadagnare la benedizione finale.
“Senti figliola, tu mi devi fare un grande favore, mercoledì (mercoledì santo) ti recherai al Santo (la basilica di sant’Antonio) e poi chiederai una benedizione speciale per noi che in questo momento è necessaria (la morte improvvisa del figlio aveva creato parecchio sconcerto in tutti)”.
Baccalà ai sapori d’oriente
V enezia è una città nata sul mare, sulla laguna per la precisione, ma non è da intendersi una città di mare, molto diversa da Genova, Trieste, Napoli e così via. Sono popolazioni in fuga a farla sorgere sulle barene di sabbie e limo di riporto dei fiumi che vi sfociano, scappano dalla devastazione operata dalle tribù guerriere dell’est che vogliono occupare quello che resta del più potente impero mai conosciuto, l’impero di Roma. Siamo ben oltre la metà del primo secolo dopo Cristo e le ricche città di Aquileia, Altino, Eraclea, Treviso, Padova, Este, vengono saccheggiate, tutti fuggono per salvarsi e migrano altrove in cerca di rifugio e lo trovano nelle capanne dei pescatori della laguna che si accontentano di far posto agli sfollati. E sono in molti, troppi, da dover occupare le altre barene creando un grande villaggio che doveva fare i conti con diverse bocche da sfamare, gli orti sono insufficienti e non bastano più, così si devono cercare cibi anche altrove, navigando per mare fino alla vicina Dalmazia, Illiria, alla ricerca di generi da trasformare in pane, olio, vino e altro ancora.
Read MoreUn quaresimale
Ti si longo come un quaresimale; questo proverbio si diceva quando qualcuno non la smetteva più di dare consigli e molto spesso erano soltanto ripetizioni che si traducevano per forza nella classica “lavata di capo”.
Partendo dal vecchio adagio vi racconto una di queste prediche dette da un parroco che la espose quando sul finire degli anni sessanta iniziò la rivoluzione dei costumi e certe giovinette ne adottarono alcuni, conformandosi o solo per provocazione, cominciando ad indossare la minigonna. A quel tempo si stava passando dalla messa in latino a quella in italiano e con tutto il seguito di cambiamenti portati dal Concilio Vaticano II, il pulpito fino ad allora era il piedistallo privilegiato che il parroco usava per educare i suoi fedeli alla comprensione dell’insegnamento che il Vangelo voleva dare alla gente, ma anche per marcare il suo incarico di curatore d’anime e perciò a volte si lasciava andare ad argomenti teatralmente drammatici.
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