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foto, lettere, diari, poesie, racconti, ricette

Far fiò

Posted by on Gen 25, 2017 in Diario, La casa | 0 comments

Far fiò” deriva sicuramente da “filare”, la tipica occupazione delle donne quando trasformavano la materia grezza come la lana, il cotone e realizzavano il filato da adoperare per creare tessuti e poi capi da indossare, ma si può anche tradurre dalla parola greca “filè” che vuol dire “stare assieme, in compagnia” come tutte quelle serate vissute nelle stalle quando nelle case di una volta non c’era riscaldamento e neppure la corrente elettrica.

Molto tempo fa, le genti della campagna, durante i freddi e rigidi inverni, usavano ritrovarsi assieme nella stalla degli animali, bovini, asini, cavalli, capre, pecore, galline e qui riuniti si raccontavano delle storie, si comunicavano le notizie, si passavano le novità e chi ne era capace leggeva ad alta voce il giornale, qualche vecchio libro, narrava favole, cantilene, preghiere, altri momenti erano dedicati al gioco, alla filatura, al rammendo, al cucito al ricamo. Questi incontri, in genere, iniziavano alla fine dell’autunno, a novembre e duravano fino a primavera inoltrata, la fine di marzo.

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Beata ignoransa

Posted by on Gen 16, 2017 in Diario, storie paesane, Visti da vicino e da lontano | 0 comments

“Beata ignoransa” oppure “beata ignoranza” molto spesso questa affermazione viene rivolta ad un giovane che vuole apparire sapiente e non lo è, ti racconta dei fatti che “no sta né in cieo, né in tera”, non trovano riscontro, perché non hanno la loro dovuta documentazione. 

Alcuni anni fa ho letto un articolo di un giovane giornalista di un noto quotidiano locale che affermava con particolare disappunto che a Venezia esiste la Riva degli Schiavoni e altro non è che il luogo dove ormeggiavano le navi cariche di schiavi perché nella Repubblica di Venezia sin dai tempi della sua espansione territoriale, le navi che tornavano dai viaggi, portavano anche delle persone di quei luoghi e ridotti a schiavi da utilizzare nelle dimore che si stavano allestendo nella nascente e poi consolidata Repubblica Serenissima. Nulla di più sbagliato perché gli “schiavoni” altro non erano che i popoli della vicina Dalmazia, Illiria, Croazia, che data la loro origine slava, venivano chiamati dai veneti “s-ciavi” o anche “s-clavi” e alla fine “schiavoni”, uomini e donne che per vari motivi arrivavano a Venezia e qui occupati in varie mansioni, in altri articoli ho scritto il valore di alcuni slavi che hanno reso lustro a sé stessi e a Venezia dopo aver conseguito la laurea studiando all’Università di Padova. Quindi questa riva è stata così nominata perché le barche della “S-ciavonia” si fermavano e ripartivano con particolare frequenza. Poi per completare l’argomento bisogna dire che Venezia fino alla metà del Quattrocento non ha mai conquistato territori ma bensì li ha “legati a sé” e poi amministrati ed erano in prevalenza piccole cittadine lungo la costa Dalmata usati come porti di transito e di commercio per i suoi traffici, lo stesso discorso si equivale con le città italiane del salentino pugliese. Le cose cambiarono dalla metà del Quattrocento quando i veneziani occuparono le terre delle altre Signorie poste ai confini della Repubblica arrivando fino a Bergamo.

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Cativi come ea peste

Posted by on Ago 15, 2016 in Diario, la corte | 0 comments

L’estate era la stagione giusta per vivere intensamente all’aria aperta, i suoi giorni caldi e lunghi favorivano il gioco con delle sfide infinite. Le lezioni scolastiche erano sospese per le vacanze e ai bambini era concessa ogni possibilità di svago, dai giochi più banali come correre e ricorrersi per prendersi, acchiapparsi e anche inseguire un cerchio lanciato lontano con un bastoncino, poi c’erano le sfide a squadre inventate a proposito, di calcio, biglie di terracotta, salta cavallina e così via.

Nelle grandi case di una volta ci vivevano molti bambini perché più famiglie convivevano assieme, delle leggi fasciste oltre tutto favorivano la procreazione e premiavano le famiglie numerose, così nuvole di fratelli e cugini coetanei se non quasi si rincorrevano in cortile, tutti in egual modo chiassosi che sfuggivano o si coalizzavano per generare ogni pur piccola gara a chi faceva meglio quella tal cosa e qualche volta si scappava piangendo quando certi scherzi avevano un impatto troppo forte. Le bambine si mettevano sotto l’ombra della grande pianta a vestire e rivestire con pezzi di stoffa recuperata qua e là delle bamboline realizzate con le foglie del granoturco o più belle se realizzate in legno scolpito e poi colorate da un adulto bravo a dipingerle.

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Santa Marta, una festa veneziana

Posted by on Ago 4, 2016 in Diario, gite, storie paesane | 0 comments

Questo breve racconto potrebbe cominciare così: “ C’era una volta la festa di santa Marta”. Le feste veneziane si trovano in quasi tutti i giorni del calendario e anche questa veniva vissuta in modo più o meno solenne, in casa o sulle calli, ma sempre con lo spirito di chi non si lasciava sfuggire l’occasione di stare insieme a banchettare, con ospiti più o meno di rango invitati al convivio. E ogni festa nasceva da una storia, da un antico evento, oppure solo da una coincidenza legata al periodo. 

La festa di santa Marta, cade nel calendario il 29 di luglio, era vicina ad altre feste del periodo come dal 1578 a quella del Redentore, il terzo sabato e domenica dello stesso mese, poi il 16 di agosto quella di san Rocco, è un periodo dell’anno che fa molto caldo e questo concilia la vita all’aperto coperti da una veranda di canne palustri, inoltre il mare offre pesce in abbondanza.

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Il cambio di stagione

Posted by on Giu 18, 2016 in Diario, La casa, la corte | 0 comments

Quando arrivava la bella stagione e le temperature cambiavano sensibilmente, in tutte le case si assisteva alla grande frenesia di questo cambio di stagione. “El cambio de stajon” voleva dire disfarsi di tutti gli indumenti usati durante l’inverno e tirar fuori dai bauli adagiati sugli angoli delle stanze o negli stanzoni enormi del sottotetto chiamati solitamente i granai, “el granaro”, perché luogo adatto alla conservazione delle granaglie raccolte durante la mietitura, sempre ben controllato dai gatti intenti a distruggere i topi che si annidavano, sia cacciandoli che facendoli fuggire lontano.

Dalle soffitte si tiravano fuori i capi più leggeri, di cotone o di canapa, adatti al clima più caldo dell’estate che stava arrivando e si mettevano a riposo quelli invernali fatti di lana, velluto o cotone pesante, si tiravano giù i materassi fatti di crine per sostituire quelli di lana più adatti alla stagione più fredda. Nelle case di campagna il guardaroba non era mai troppo voluminoso, al massimo si potevano scovare fuori un paio di cambi di tutto il necessario tra camice, pantaloni, canottiere, mutande, lenzuola, federe, un copriletto, degli asciugamani, pochi calzini perché si stava quasi sempre scalzi, in più c’era un completo da festa in tinte scure che poteva andare bene sia per le cerimonie religiose come qualche matrimonio anche se d’estate erano piuttosto rari perché tutti erano impegnati a lavorare o per qualche funerale e poteva anche succedere perché alla morte non interessava se molti erano impegnati in tantissimi lavori nei campi.

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Le Rogasion

Posted by on Apr 20, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

Le “rogasion” o rogazioni sono delle preghiere fatte con insistenza dal popolo per chiedere un aiuto dal cielo contro le calamità atmosferiche, a volte delle vere catastrofi per i frutti dei campi e degli orti.

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25 aprile sagra dei cuchi

Posted by on Apr 19, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

C hissà quando avrà avuto inizio la “Sagra dei Cuchi” a Canove di Roana sull’Altopiano di Asiago. Come sarà nata tra queste montagne che per tanti secoli erano isolate dal resto del mondo? Forse l’hanno portata dal nord i nostri antenati? Non ne abbiamo memoria: si è sempre fatta. E basta! “Te si vecio come el cuco” si è sempre detto da queste parti.

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25 aprile festa del bocolo

Posted by on Apr 11, 2016 in Diario, storie paesane | 0 comments

I l 25 Aprile a Venezia non è solo la festa del santo patrono, san Marco coincide anche con un’altra festa che si chiama “festa del bocolo”, “festa del bocciolo”, di rosa rossa. A Venezia si dice che per spiegare l’origine di questa festa si ricordano due leggende, una vede coinvolti due amanti che i rispettivi genitori rendono difficile ogni loro relazione e possibile unione. Maria figlia di patrizi veneziani, fa di cognome Partecipazio e quindi diretta discendente dello stesso casato del doge divenuto famoso quando accolse con grandi festeggiamenti le spoglie del santo evangelista acclamato da tutti santo protettore di Venezia, mentre il suo “moroso”, fidanzato, della graziosa fanciulla era un giovane di nome Tancredi di modesta estrazione sociale. La leggenda continua e racconta che per far bella figura verso i familiari di Maria il giovane Tancredi decise di arruolarsi nell’esercito per potersi guadagnare degli onori dalle sue battaglie, peccato però che durante un feroce conflitto venne colpito a morte e tutto sanguinante, sul punto di esalare l’ultimo respiro affida al suo compagno d’arme un bocciolo di rosa rosso da consegnare personalmente alla sua amata che con ansia lo stava aspettando a Venezia. Il compagno d’arme di Tancredi eseguì alla lettera l’ordine affidatogli e giunse nella città lagunare quando erano in corso i festeggiamenti per onorare il santo patrono Marco, si avviò velocemente alla casa di Maria per informarla della tragica notizia sul suo amato e lei straziata dal dolore preferì morire anziché ricominciare una nuova vita.

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